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lunedì 31 agosto 2020

IL COSI' DETTO "PRODOTTO ITTICO" E' PRIMA DI TUTTO UN ESSERE VIVENTE, RISPETTIAMO LUI PRIMA DI RISPETTARE NOI.

Ci siamo accorti di come si parli spesso, in relazione alla contaminazione da microplastica, di alimentazione, di salute dell'uomo e di questo e quel prodotto. Ovviamente al centro dell'attenzione ci sono tutti quei "prodotti" che ti offre il mare, quindi i così detti "prodotti ittici", perché sono quelli più soggetti a questo tipo di inquinamento.
Premetto, anche a noi piace il pesce, anche noi ne mangiamo e anche noi usufruiamo dei prodotti del mare. Quindi non stiamo facendo accuse, però crediamo sia giusto fare una riflessione:

Quando si parla di "prodotti ittici" si parla di esseri viventi, si parla di animali, si parla di creature che respirano, si nutrono, comunicano, provano emozioni e probabilmente, alcuni, amano. Mi sembra dunque brutto e poco rispettoso mettere al centro dell'attenzione l'animale come prodotto e non come essere vivente. La plastica che ingerisce e che poi finisce nei nostri piatti, prima ancora di far del male a noi, ha fatto male a lui. Perché sono stati fatti molti studi sui danni che la plastica causa agli animali che la mangiano e credo che non sia piacevole "vivere" con le branchie fuse tra di loro o con anomalie fisiche.




I danni che la microplastica causa agli animali, clicca (QUI) per scoprirli, ma stai attento, ciò che leggerai ti potrà sorprendere


Quindi forse è il caso, secondo noi, di provare a pensare prima alla salute degli animali marini, perché è logico, se loro stanno bene e non mangiano microplastica, indirettamente anche noi non la mangiamo e possiamo nutrirci di un "prodotto" più sano. Rispettare l'ambiente e la vita che rende questo pianeta unico equivale a rispettare e prendersi cura di noi stessi. E' importantissimo avere ben chiaro in mente, il fatto che al mondo qualsiasi cosa è interconnessa, nulla vive in totale isolamento, siamo tutti legati al tutto. 

Dobbiamo ripensare ad alcune nostre abitudini e attivare un processo di cambiamento, altrimenti siamo destinati all'estinzione e alla distruzione. Sembra catastrofico ma è così! Dobbiamo accettarlo! 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

martedì 25 agosto 2020

LE BALENE NEL MEDITERRANEO SONO SEMPRE PIU' IN PERICOLO, MA NON SOLAMENTE PER LA PLASTICA

Le balene nel Mar Mediterraneo sono sempre più in pericolo e rischiano di scomparire. Ad aumentare lo stato di criticità non c'è solamente la plastica, ma anche un virus.


Come sempre, anche in questo caso, la colpa principale ce l'ha l'uomo. Ma forse, da un certo punto di vista, le azioni dell'uomo non hanno mai avuto un peso così grande. Questo è quanto emerso dall'ultimo rapporto di Greenpeace sullo stato di salute dei grandi cetacei e dello spiaggiamento sulle coste italiane. Lo studio affidato al Dipartimento di Biomedicina comparata dell’Università di Padova, ha mostrato come le reti da pesca illegali, la plastica e un virus siano le cause principali della morte delle balene nel Mar Mediterraneo.



Microplastica, infinitamente piccola ed infinitamente letale: clicca (QUI) per saperne di più


Il fattore che però sta preoccupando di più è quello legato al virus, perché sembra ci sia un aumento del morbillo dei cetacei, un virus potenzialmente letale, che si sta diffondendo nei nostri mari. Purtroppo, neanche a dirlo, i fattori ambientali favoriscono la diffusione del virus tra i cetacei. Ben cinque capodogli su sei, fra quelli spiaggiati in Italia nel corso del 2019, sono infatti risultati positivi al morbillo.

Ma non è, ovviamente, solo questo il problema, infatti un quarto dei cetacei rinvenuti morti sulle coste italiane sarebbe morto a causa dell'uomo. Le reti da pesca illegali e quelle abbandonate stanno facendo uno sterminio non solo di grandi cetacei, ma anche di squali, delfini, mante e tartarughe. Senza parlare dell'inquinamento da plastica, che miete vittime a non finire. Come ben noto i cetacei scambiano la plastica galleggiante per cibo, la ingoiano e non riescono poi ad espellerla. Cosi accumulandosi nell'appartato digerente blocca l'assorbimento delle sostanze nutritive, danneggiando organi e causando la morte anche della più grande e possente balena.  



Cos'è la plastica? clicca (QUI) e leggi


Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, ha espresso una grande preoccupazione per lo scenario emerso dalla ricerca: "Non possiamo permettere che attività illegali e il degrado ambientale causato dall’uomo, a partire dall’inquinamento da plastica facciano scomparire questi animali dai nostri mari. La vulnerabilità dei cetacei a un virus dipende anche dallo stress causato da un ambiente malato, l’uomo è quindi complice di questa epidemia".

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

venerdì 21 agosto 2020

NEWS: UNO STUDIO RIVELA LA PRESENZA DI MICROPLASTICHE IN TUTTI GLI ALIMENTI ITTICI

Uno studio nel Queensland ha rivelato la presenza di microplastiche in tutti gli alimenti ittici osservati


L'università del Queensland, in Australia, ha condotto uno studio, poi pubblicato su Environmental Science & Technology, sui vari prodotti ittici di maggior consumo, come gamberi, granchi, ostriche e sardine e ha trovato traccie di microplastica in tutti gli alimenti. Le analisi condotte a campione dai ricercatori hanno evidenziato la contaminazione soprattutto di PVC e di Polietilene. 

L'autrice della ricerca, Francisca Ribeiro, ci spiega: "Abbiamo trovato il polivinilcloruro – un polimero plastico altamente diffuso – in tutti i campioni che abbiamo testato. Ma la plastica più diffusa oggi, ovvero il polietilene, ha rappresentato la concentrazione più frequente che abbiamo rilevato".


Cosa sono le microplastiche? clicca (QUI) per saperne di più





Aggiungendo anche l'ipotesi per cui i valori di contaminazione da microplastiche cambino a seconda della specie. Infatti non tutte hanno lo stesso livello di contaminazione e questo è dovuto, si suppone, alle abitudini alimentari. Nei calamari sono stati rinvenuti 0.04 milligrammi, 0.07 nei gamberi, 0.1 nelle ostriche, 0.3 nei granchi e ben 2.9 milligrammi nelle sardine.

"Dalle specie commestibili che abbiamo analizzato, le sardine sono risultate quelle dalla contaminazione maggiore, un risultato che ci ha sorpreso. Un altro interessante aspetto è stato quello della diversità dei tipi di microplastica rinvenuti fra le specie: il polietilene è predominante nei pesci e il PVC nei crostacei, è infatti l’unico tipo di plastica rinvenuto nelle ostriche".

Sono state trovate traccie di microplasticha negli organi umani, clicca (QUI) per leggere l'articolo




Questo studio condotto ha portato alla luce un altro fattore molto importante e a lungo discusso, perché si pensava e si sapeva per certo che molti "prodotti ittici", anche se definire così degli esserei viventi non è bello, fossero contaminati dalla plastica ma non si pensava a questi livelli. 

La situazione è più grave del previsto!
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica
 

mercoledì 19 agosto 2020

NEWS: GRAVI NOTIZIE, SONO STATE TROVATE MICROPLASTICHE NEGLI ORGANI UMANI

Uno studio presentato al congresso annuale dell'American Chemical Society ha mostrato come negli organi umani, come reni, polmoni, fegato e milza, siano presenti micro e nanoplastiche


I ricercatori dell'Università dell'Arizona hanno utilizzato 47 campioni umani prelevati da polmoni, fegato, milza e reni, quattro organi che probabilmente sono esposti a filtrare o trattenere microplastiche, sviluppando una procedura per estrarre plastiche dai campioni di tessuti e analizzandoli poi con la tecnica spettroscopica Raman. Il metodo messo a punto permette ai ricercatori di individuare dozzine di tipi di componenti plastici nei tessuti umani, compreso policarbonato (PC), polietilene tereftalato (PET) e polietilene (PE). Comparando poi con un modello messo a punto precedentemente con la spettrometria di massa, è stata individuata una contaminazione di plastica in tutti i campioni esaminati. In particolare il Bisfenolo A (BPA), ancora utilizzato in molti contenitori per alimenti nonostante i timori per la salute, è stato individuato in tutti e 47 i campioni umani. 



Cos'è la plastica? clicca per leggere (QUI)


Bisogna preoccuparsi?


"Non vogliamo essere allarmisti, ma è preoccupante che questi materiali che non sono biodegradabili sono presenti dappertutto e possono entrare e accumularsi nei tessuti umani e non sappiamo ancora quali effetti possano avere sulla salute. Appena capiremo che cosa accade nei tessuti potremmo condurre uno studio epidemiologico per valutare i risultati sulla salute umana e cominciare a capirne i potenziali rischi ". - Varun Kelkar, ricercatore che ha presentato la ricerca.

Il nostro pensiero


Era inevitabile che uscissero queste notizie, troppe quantità di microplastica sono state trovate nei pesci, nelle piante e nel sottosuolo per pensare che non fossero presenti anche nei nostri organi. Purtroppo, al momento, non si hanno dati certi sui danni che la plastica presente nel corpo umano possa creare, ma è indubbio che bene non faccia. Considerando i danni che invece si sono evidenziati sugli altri organismi viventi, come ad esempio la fusione delle branchie nei pesci o i tumori riscontrati. 

La plastica mette a rischio la vita dell'uomo: crea squilibri al sistema ormonale, clicca (QUI)  per leggere l'articolo


Grazie a queste ricerche speriamo si possa smuovere sempre di più la coscienza dei governi e delle industrie, che si prendano posizioni nette e forti per ridurre il più possibile il consumo di plastica e che si punti sempre di più sul riciclo. Perché nessuno di noi è escluso, nessuno di noi ne è immune, dall'operaio al figlio del premier, dal senza tetto della stazione al Papa, tutti siamo vittime di questo inquinamento, di questa malattia.

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 8 luglio 2020

NEWS: E' INIZIATA LA PULIZIA DELL'ISOLA DI PLASTICA DEL PACIFICO, LA GREAT PACIFIC GARBAGE PATCH

Si è conclusa la spedizione, della nave Kwai, per ripulire l'Atlantico dall'enorme isola di plastica (Great Pacific Garbage Patch) che si è venuta a creare nelle sue acque. La spedizione è durata 48 giorni ed è stata un grande successo, infatti sono state rimosse oltre 100 tonnellate di rifiuti. Certo, è solo una minima parte, ma l'impegno e i risultati porteranno sicuramente a un successo impensabile solo pochi mesi fa. 

L'organizzatore di questa spedizione è stato l'Ocean Voyages Institute, che con questa spedizione ha stabilito un nuovo record per la più grande operazione di bonifica in mare. Nella prossima estate è prevista una nuova spedizione per continuare questo lavoro che si prevede lungo e complicato.



"Sono così orgogliosa del nostro duro lavoro", afferma Mary Crowley , fondatrice e direttrice esecutiva dell'Ocean Voyages Institute. "Abbiamo superato il nostro obiettivo di catturare 100 tonnellate di materie plastiche di consumo tossiche e reti" fantasma "abbandonate, e in questi tempi difficili, stiamo continuando a contribuire a ripristinare la salute del nostro oceano, che influenza la nostra salute e la salute del pianeta. ”

Crowley aggiunge: "Gli oceani non possono aspettare che queste reti e detriti si rompano in microplastiche che compromettono la capacità dell'oceano di immagazzinare carbonio e tossificare la fragile rete alimentare oceanica". 




Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

lunedì 29 giugno 2020

INCONTRI: LE ULTIME SCOPERTE SULLE MICROPLASTICHE, L'OCEANOGRAFA JENNIFER BRANDON SI RACCONTA

Sono sempre di più gli studi che stanno portando alla luce i danni che la microplastica sta causando all'uomo e all'ecosistema. Se per molto tempo si è parlato "solamente" di plastica come elemento generico, siamo arrivati oggi ha capire che il problema dell'inquinamento ha molte facce diverse. Infatti i veri danni li stanno facendo dei minuscoli pezzetti di plastica che soffocano gli oceani, uccidono gli animali, danneggiano e uccideranno l'uomo.
Abbiamo così deciso di intervistare un importante ricercatrice, Jennifer Brandon, che ha fatto del problema della microplastica l'oggetto principale dei suoi studi. 



La dottoressa Brandon, biologa e oceanografa, ha sviluppato nel corso degli anni molti studi sull'inquinamento da plastica negli oceani e da tempo si adopera nella divulgazione scientifica e nella sensibilizzazione delle persone. Le testimonianze di un ricercatore possono essere una pietra miliare per evolvere e accrescere le possibilità di riparare al danno che abbiamo creato al nostro pianeta. 
Ne abbiamo parlato con lei e questo è ciò che ci ha detto: 


- Salve dottoressa Brandon, per noi è un grande onore poterla intervistare. Di cosa si sta occupando in questo periodo? Sta effettuando nuove ricerche?

Durante questo periodo, sto lavorando ad alcune nuove ricerche, ma siamo anche nella fase di sviluppo di alcuni progetti per cercare di rendere il modo in cui campioniamo e identifichiamo la plastica nell'oceano molto più velocemente. In questo momento, gli scienziati devono prendere una rete, raccogliere la plastica, filtrare l'acqua, riportarla in laboratorio e analizzarla pezzo per pezzo. È un processo molto lungo. Stiamo cercando di creare modi per eseguire alcune di queste analisi in mare, in modo da poter analizzare sempre più campioni molto più velocemente.


-  Lei è una famosa oceanografa e ha studiato l'inquinamento e i danni che le microplastiche stanno causando all'ambiente. Ci sono novità sull'argomento? E' stato scoperto qualcosa di nuovo?

Sono state fatte tante ricerche sulle microplastiche, il che è incredibile. Perché quando ho iniziato, c'erano pochissimi di noi che ci lavoravano, e ora ci sono sempre nuovi documenti. La nuova ricerca più preoccupante, per me, è il lavoro che mostra microplastiche nella nostra acqua potabile, acqua in bottiglia, sale marino, birra, frutti di mare e ora anche in alcune delle nostre verdure. È tutto intorno a noi, anche nell'aria che respiriamo! Viaggia nel vento, verso luoghi incontaminati come i parchi nazionali, il che è molto preoccupante. I parchi nazionali sono alcuni degli ultimi luoghi "non inquinati" sulla terra, eppure vengono rivestiti ogni giorno da microplastiche.




- Anche grazie al suo studio sulle Salpe si è sempre più capito che le microplastiche sono diventate, purtroppo, parte della nostra dieta quotidiana, portando quindi danni anche all'essere umano. Ma sull'uomo che effetti ha l'ingerimento, nel tempo, di materiali plastici?

Gli effetti a lungo termine dell'ingestione di microplastica sono ancora allo studio, non sappiamo con precisione quali effetti avrà su di noi. Ma conosciamo alcuni dei prodotti chimici della plastica, come il BPA, che può influenzare il nostro sistema endocrino e causare danni ai reni. Abbiamo visto tumori al fegato dei pesci per ingestione di plastica. Quindi c'è un potenziale per molti effetti collaterali negativi dall'ingestione di plastica, ma la ricerca è troppo nuova per dirlo con certezza.
Per saperne di più clicca (QUI)


- Purtroppo in tutto il mondo si sta vivendo questa pandemia da coronavirus e ognuno di noi ha fatto riflessioni e pensieri. Ma dalla sua esperienza, pensa possa esserci una relazione tra coronavirus e plastica? O meglio, i due hanno modo di relazionarsi e "potenziare" i loro effetti?

Penso che, sfortunatamente, il coronavirus stia riportando un ondata di plastica monouso. Le persone usano maschere e guanti usa e getta sia a casa che in negozio, mentre prima erano utilizzati prevalentemente in contesti medici e scientifici, in più non vengono smaltiti correttamente. Li stiamo già trovando, in numeri record, durante le pulizie di spiagge e sott'acqua. I negozi stanno temporaneamente sospendendo l'uso di borse e bicchieri riutilizzabili. E' una vera tragedia per tutto il duro lavoro messo la bando di alcuni di questi articoli. Addirittura alcune prove mostrano che il virus dura più a lungo sulla plastica rispetto alla maggior parte delle superfici.




- Qual è stata la motivazione che l'ha spinta ha diventare un oceanografa e poi a studiare le microplastiche?

Stavo studiando per diventare medico al college, ma alcune delle mie lezioni di ecologia hanno davvero attirato la mia attenzione: ero affascinata dall'idea che tutto ciò che diffondiamo nel mondo attraverso l'inquinamento ritorni in giro ed influisca sulla salute umana. Quando ho letto delle microplastiche, in uno dei primi articoli scritti al riguardo, non riuscivo a credere che tutta questa spazzatura fosse finita nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Quindi ho deciso di studiare per cercare di risolvere il problema.


- Lei crede che si siano fatti dei passi avanti concreti per ridurre la plastica o no? E la scienza può, secondo lei, aiutare a combattere questo problema?

Penso che siano stati fatti dei passi avanti concreti per vietare determinati prodotti e cambiare il comportamento dei consumatori attraverso l'istruzione. Penso però che occorra fare di più per ridurre la quantità di plastica che entra nell'oceano attraverso una migliore infrastruttura, un migliore riciclaggio e materiali nuovi e migliori. Si, la scienza e l'ingegneria sono il futuro della soluzione di questo problema e ho visto tanta innovazione in questo campo negli otto anni in cui ci ho lavorato.



- La lasciamo alle sue ricerche con la speranza che possa continuare ad aiutarci a scoprire di più su queste microplastiche. Però le vogliamo chiedere un ultima cosa: ha un appello da fare o qualche consiglio da dare a chi leggerà questa sua intervista?

L'inquinamento da plastica è veramente uno dei problemi ambientali in cui ogni individuo può fare una differenza enorme. Le tue abitudini di acquisto, dove scegli di fare acquisti, come smaltire i rifiuti, partecipare alle pulizie delle spiagge, aiutare a vietare gli articoli monouso nella tua città, ecc. Tutti i grandi processi di cambiamento che ho visto fare, in merito alla plastica, sono venuti dalla base, dalla comunità. Tutti noi abbiamo una grande voce per cambiare questo problema.


Ringraziamo la dottoressa Brandon per le importanti parole che ci ha lasciato e speriamo possa, insieme al suo team, scoprire cose nuove e soprattutto trovare soluzioni per aiutare tutti noi a risolvere il problema.

Ognuno può fare qualcosa! 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica  

giovedì 11 giugno 2020

COSA SONO LE MICRO-PLASTICHE, CARATTERISTICHE E DANNI ALL'AMBIENTE E SULL'UOMO

Sono anni che si parla dell'inquinamento da plastica che sta soffocando gli oceani e il nostro pianeta, ma solo recentemente ci si è soffermati sui danni che la microplastica sta causando.
Infatti si parla molto della plastica in se, ma raramente ci si sofferma a parlare di microplastiche. Per questo abbiamo deciso di parlarvene e spiegarvi, nel modo più semplice possibile, di cosa si tratta e dei danni che fa all'ambiente e all'uomo.

  Si, la microplastica causa danni anche all'uomo e la maggior parte di noi non lo sa!

Nell'immaginario collettivo, quando si parla dell'inquinamento della plastica negli oceani, si pensa ad un balena che inghiotte sacchi di plastica enormi, tartarughe e foche con al collo confezioni di plastica di birra e delfini con lo stomaco pieno di tonnellate di rifiuti di ogni forma e dimensione. Ma purtroppo non è solo questo, purtroppo sono tantissimi gli animali vittime della plastica e la maggior parte di loro non muore per i grossi pezzi, tutt'altro, muore per dei pezzetti piccolissimi definiti microplastiche.





MICROPLASTICHE: COSA SONO?

Le microplastiche sono, come facilmente intuibile dal nome stesso, dei pezzi di plastica estremamente piccoli, della misura di meno di un millimetro, presenti praticamente in ogni parte del mondo. La quantità maggiore è ovviamente presente negli oceani, ma recentemente sono state ritrovante anche nei ghiacciaia montani e in boschi e foreste. Questo ci fa capire quanto sono diffuse e in che quantità.

Esse vengono suddivise in due categorie principali in base alla loro dimensione e origine:

Microplastiche primarie: sono rilasciate direttamente nell'ambiente, soprattutto dal lavaggio degli indumenti sintetici e dai prodotti di cosmesi, tipo scrub e dentifrici. I capi d'abbigliamento sintetici, quando vengono lavati, rilasciano microplastiche che i filtri non sono in grado di bloccare, così arrivano diretti al mare. Considerate che, in media, un tessuto sintetico perde 1,7 grammi di microfibre ad ogni lavaggio e con il tempo questa quantità raddoppia. Fatevi ora voi due conti e capirete di che quantità parliamo.

Microplastiche secondarie: vengono a crearsi dalla degradazione di oggetti in plastica più grandi già presenti nell'ambiente. Si stima che il 70-80% della microplastica presente derivi da questo sviluppo.





VALORI: MOLTA PIU' MICROPLASTICA DEL PREVISTO

Secondo uno studio condotto dal Scripps Istitution of Oceanography di San Diego, le microplastiche presenti in natura sarebbero molte di più del previsto. Si stima infatti che siano 5/ 7 volte superiori di quanto si era precedentemente calcolato, tanto da raggiungere gli 8,3 milioni di unità per metro cubo.
(Focus.it)


COSA E' LA PLASTICA? scoprilo cliccando (QUI)



PROBLEMI SULL'AMBIENTE E SUGLI ANIMALI

Il vero problema dei materiali plastici è la poca, se non nulla, biodegradabilità; ciò significa che non può semplicemente sparire. La microplastica si deposita ovunque ed è praticamente, per il momento, impossibile da raccogliere. 

Ha effetti dannosi sulle specie vegetali marine, perché ne altera il normale sviluppo andando ad ostacolare la penetrazione delle sostanze nutritive. Tant'è si suppone che sia responsabile, in parte, anche dello sbiancamento dei coralli e quindi al deterioramento e alla morte delle delicatissime barriere coralline.




Sui pesci invece i danni sono "meno visibili" ad occhio nudo, ma rimangono molto molto gravi. Infatti le microplastiche distruggono il corpo dei pesci danneggiandone gli apparati respiratori e i sistemi riproduttivi. I pesci esposti ad alti livelli di microplastiche nell'acqua mostrano aneurismi, membrane fuse e aumento della produzione di muco nelle branchie, nonché cambiamenti significativi delle cellule epiteliali che rivestono le branchie. I cambiamenti che avvengono nei loro corpi sono molto gravi. Inoltre aumenta anche la produzione di uova, segno che i prodotti chimici che vi sono contenuti potrebbero agire come interferenti endocrini.

Ma i danni che queste maledette microplastiche causano sono molti di più di quanto ci si potesse anche solo lontanamente immaginare. Infatti è stato scoperto, da recenti studi, che a pagarne le conseguenze sono anche i vermi ed altri invertebrati. Si avete capito bene, vermi e altri invertebrati. Essi sono fondamentali per il ricircolo di sostanze nutrienti e ossigeno per il terreno, nonché anche cibo per molte specie animali. Quindi è facilmente comprensibile come il danno non sia solo in mare, ma anche sulla terra ferma e addirittura nel sottosuolo. Sono stati addirittura ritrovati frammenti di microplastiche a svariati metri sotto terra, dove risiedono rocce e reperti vari di tanti tanti anni fa.  





LE PAROLE DELLA DOTTORESSA JENNIFER BRANDON


Jennifer Brandon, famosa oceanografa, afferma: " Il problema della plastica è che rimane chimicamente plastica, non torna nell'ecosistema. La maggior parte di essa è così resistente che né i microbi del terreno, né l'acqua possono romperne i legami chimici".

La dottoressa ha analizzato campioni di acqua di mare e salpe (sono invertebrati gelatinosi che si nutrono di fitoplancton filtrato dall'acqua che pompano per muoversi) e ha scoperto che il loro stomaco era un ricettacolo di microplastiche: delle 100 salpe analizzate, il 100% aveva microplastiche nello stomaco.

"E' un risultato sorprendente!" afferma l'oceanografa. "Ero convinta che in alcune non avremmo trovato plastica, poiché il loro stomaco si ripulisce piuttosto velocemente". Tutto questo ha ripercussioni anche sull'essere umano: nonostante noi non ci nutriamo direttamente di salpe, esse sono alla base della catena alimentare; se un pesce mangia una salpa, e noi mangiamo quel pesce, la microplastica finisce indirettamente anche nel nostro stomaco.


DANNI SULL'UOMO

In tutta questa brutta storia l'uomo non ne è esente, anzi, tutt'altro. Oltre ad essere artefice di tutto questo inquinamento da plastica ne è anche una vittima lui stesso.
E' infatti risaputo che i frammenti di plastica hanno già contaminato la catena alimentare, tanto che si stima che il 20% di tutto il pesce pescato presenti microplastiche; percentuale che tende anche a salire al 70% in alcune aree del mondo.
Alcune ricerche nel mare del nord hanno scovato un elevatissima contaminazione fra le specie di pesce di maggior consumo umano. Di conseguenza, è facile capire, che  questi frammenti entrano nell'organismo umano con effetti molto dannosi. Si stima addirittura che ogni essere umano ingerisca, ogni settimana, 5 grammi di microplastica.

Tant'è che sono state trovate tracce di microplastiche anche nelle feci umane.
E' stata infatti accertata la presenza di microplastica in campioni di escrementi umani provenienti da diversi paesi del mondo. Uno studio recentemente presentato allo United European Gastroenterology, il più grande convegno di gastroenterologia in Europa, ha confermato che le tracce di plastica possono accumularsi nell'organismo umano attraverso il cibo e l'acqua ingeriti. Queste particelle di plastica, a contatto con l'apparato gastrointestinale, potrebbero determinare una risposta immunitaria anomala o facilitare addirittura la trasmissione di sostanze tossiche o patogeni.






LE PROVE

I ricercatori della Medical University di Vienna hanno monitorato dieta e abitudini di un ristretto gruppo di partecipanti di diversi paesi: Italia, Finlandia, Giappone, Olanda, Polonia, Russia, Austria e Regno Unito. Nella settimana precedente la raccolta dei campioni, i partecipanti hanno tenuto un diario alimentare: nessuno era vegetariano, tutti hanno consumato pesce e tutti sono venuti a contatto con la plastica usata per contenere i cibi.

RISULTATI: tutti i campioni di feci sono risultati positivi alla presenza di fino a nove tipi diversi di microplastiche. I due residui più comuni sono stati quelli di PP (polipropilene, usato nei tappi delle bottiglie e nelle capsule del caffè) e di PET (Polietilene tereftalato, tipico delle bottiglie d'acqua e di tantissimi altri contenitori per cibo e bevande). In media sono stati trovati 20 frammenti ogni 10 grammi di escrementi.


LA PLASTICA CREA SQUILIBRI ANCHE AL SISTEMA ORMONALE

Purtroppo si, come se non bastasse la plastica crea anche degli squilibri al sistema ormonale umano. Una volta ingerite le particelle di plastica, è possibile che queste rilascino nell'organismo delle sostanze molto dannose. Entrambi i sessi ne sono vittime, ma i danni maggiori vengono riscontrati nelle fasi ovviamente più sensibili come la gravidanza. Infatti, durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi che possono intaccare il sistema riproduttivo e il cervello del nascituro, provocando danni permanenti. Ad essere assimilate sono soprattutto la diossina, il PCB (policarbonatoplastico) ed il PVC (Polivinilepolidrato).
E'  stato osservato, che nei bambini maschi nati da madri nelle quali si registravano alti livelli di questi elementi, alcuni caratteri sessuali apparivano alterati. Gli studi epidemiologici dimostrano un eccessivo sviluppo del seno, una maggiore frequenza di casi di obesità ed asma ed alcune disfunzioni immunitarie. 


              LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SENZA PLASTICA, clicca (QUI)


Questo è quello che si sa al momento su ciò che sono le microplastiche e sui danni che creano all'ambiente e all'uomo. Sicuramente, avendo letto studi e scoperte recenti, si sa ancora poco di questo tipo di inquinamento, o meglio, è sottovalutato e poco diffuso dall'informazione. Tanti sono i danni che sta causando e tante dovranno essere le soluzioni per risolverli. Speriamo che stati e governi diano la giusta priorità ad un problema che sta distruggendo il mondo, ma nel frattempo, diamo noi il segnale di un cambiamento.

Usiamo meno plastica! Viviamo, viaggiamo con un occhio all'ambiente. 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica