Visualizzazione post con etichetta plastica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta plastica. Mostra tutti i post

martedì 25 agosto 2020

LE BALENE NEL MEDITERRANEO SONO SEMPRE PIU' IN PERICOLO, MA NON SOLAMENTE PER LA PLASTICA

Le balene nel Mar Mediterraneo sono sempre più in pericolo e rischiano di scomparire. Ad aumentare lo stato di criticità non c'è solamente la plastica, ma anche un virus.


Come sempre, anche in questo caso, la colpa principale ce l'ha l'uomo. Ma forse, da un certo punto di vista, le azioni dell'uomo non hanno mai avuto un peso così grande. Questo è quanto emerso dall'ultimo rapporto di Greenpeace sullo stato di salute dei grandi cetacei e dello spiaggiamento sulle coste italiane. Lo studio affidato al Dipartimento di Biomedicina comparata dell’Università di Padova, ha mostrato come le reti da pesca illegali, la plastica e un virus siano le cause principali della morte delle balene nel Mar Mediterraneo.



Microplastica, infinitamente piccola ed infinitamente letale: clicca (QUI) per saperne di più


Il fattore che però sta preoccupando di più è quello legato al virus, perché sembra ci sia un aumento del morbillo dei cetacei, un virus potenzialmente letale, che si sta diffondendo nei nostri mari. Purtroppo, neanche a dirlo, i fattori ambientali favoriscono la diffusione del virus tra i cetacei. Ben cinque capodogli su sei, fra quelli spiaggiati in Italia nel corso del 2019, sono infatti risultati positivi al morbillo.

Ma non è, ovviamente, solo questo il problema, infatti un quarto dei cetacei rinvenuti morti sulle coste italiane sarebbe morto a causa dell'uomo. Le reti da pesca illegali e quelle abbandonate stanno facendo uno sterminio non solo di grandi cetacei, ma anche di squali, delfini, mante e tartarughe. Senza parlare dell'inquinamento da plastica, che miete vittime a non finire. Come ben noto i cetacei scambiano la plastica galleggiante per cibo, la ingoiano e non riescono poi ad espellerla. Cosi accumulandosi nell'appartato digerente blocca l'assorbimento delle sostanze nutritive, danneggiando organi e causando la morte anche della più grande e possente balena.  



Cos'è la plastica? clicca (QUI) e leggi


Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, ha espresso una grande preoccupazione per lo scenario emerso dalla ricerca: "Non possiamo permettere che attività illegali e il degrado ambientale causato dall’uomo, a partire dall’inquinamento da plastica facciano scomparire questi animali dai nostri mari. La vulnerabilità dei cetacei a un virus dipende anche dallo stress causato da un ambiente malato, l’uomo è quindi complice di questa epidemia".

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

venerdì 21 agosto 2020

NEWS: UNO STUDIO RIVELA LA PRESENZA DI MICROPLASTICHE IN TUTTI GLI ALIMENTI ITTICI

Uno studio nel Queensland ha rivelato la presenza di microplastiche in tutti gli alimenti ittici osservati


L'università del Queensland, in Australia, ha condotto uno studio, poi pubblicato su Environmental Science & Technology, sui vari prodotti ittici di maggior consumo, come gamberi, granchi, ostriche e sardine e ha trovato traccie di microplastica in tutti gli alimenti. Le analisi condotte a campione dai ricercatori hanno evidenziato la contaminazione soprattutto di PVC e di Polietilene. 

L'autrice della ricerca, Francisca Ribeiro, ci spiega: "Abbiamo trovato il polivinilcloruro – un polimero plastico altamente diffuso – in tutti i campioni che abbiamo testato. Ma la plastica più diffusa oggi, ovvero il polietilene, ha rappresentato la concentrazione più frequente che abbiamo rilevato".


Cosa sono le microplastiche? clicca (QUI) per saperne di più





Aggiungendo anche l'ipotesi per cui i valori di contaminazione da microplastiche cambino a seconda della specie. Infatti non tutte hanno lo stesso livello di contaminazione e questo è dovuto, si suppone, alle abitudini alimentari. Nei calamari sono stati rinvenuti 0.04 milligrammi, 0.07 nei gamberi, 0.1 nelle ostriche, 0.3 nei granchi e ben 2.9 milligrammi nelle sardine.

"Dalle specie commestibili che abbiamo analizzato, le sardine sono risultate quelle dalla contaminazione maggiore, un risultato che ci ha sorpreso. Un altro interessante aspetto è stato quello della diversità dei tipi di microplastica rinvenuti fra le specie: il polietilene è predominante nei pesci e il PVC nei crostacei, è infatti l’unico tipo di plastica rinvenuto nelle ostriche".

Sono state trovate traccie di microplasticha negli organi umani, clicca (QUI) per leggere l'articolo




Questo studio condotto ha portato alla luce un altro fattore molto importante e a lungo discusso, perché si pensava e si sapeva per certo che molti "prodotti ittici", anche se definire così degli esserei viventi non è bello, fossero contaminati dalla plastica ma non si pensava a questi livelli. 

La situazione è più grave del previsto!
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica
 

giovedì 11 giugno 2020

COSA SONO LE MICRO-PLASTICHE, CARATTERISTICHE E DANNI ALL'AMBIENTE E SULL'UOMO

Sono anni che si parla dell'inquinamento da plastica che sta soffocando gli oceani e il nostro pianeta, ma solo recentemente ci si è soffermati sui danni che la microplastica sta causando.
Infatti si parla molto della plastica in se, ma raramente ci si sofferma a parlare di microplastiche. Per questo abbiamo deciso di parlarvene e spiegarvi, nel modo più semplice possibile, di cosa si tratta e dei danni che fa all'ambiente e all'uomo.

  Si, la microplastica causa danni anche all'uomo e la maggior parte di noi non lo sa!

Nell'immaginario collettivo, quando si parla dell'inquinamento della plastica negli oceani, si pensa ad un balena che inghiotte sacchi di plastica enormi, tartarughe e foche con al collo confezioni di plastica di birra e delfini con lo stomaco pieno di tonnellate di rifiuti di ogni forma e dimensione. Ma purtroppo non è solo questo, purtroppo sono tantissimi gli animali vittime della plastica e la maggior parte di loro non muore per i grossi pezzi, tutt'altro, muore per dei pezzetti piccolissimi definiti microplastiche.





MICROPLASTICHE: COSA SONO?

Le microplastiche sono, come facilmente intuibile dal nome stesso, dei pezzi di plastica estremamente piccoli, della misura di meno di un millimetro, presenti praticamente in ogni parte del mondo. La quantità maggiore è ovviamente presente negli oceani, ma recentemente sono state ritrovante anche nei ghiacciaia montani e in boschi e foreste. Questo ci fa capire quanto sono diffuse e in che quantità.

Esse vengono suddivise in due categorie principali in base alla loro dimensione e origine:

Microplastiche primarie: sono rilasciate direttamente nell'ambiente, soprattutto dal lavaggio degli indumenti sintetici e dai prodotti di cosmesi, tipo scrub e dentifrici. I capi d'abbigliamento sintetici, quando vengono lavati, rilasciano microplastiche che i filtri non sono in grado di bloccare, così arrivano diretti al mare. Considerate che, in media, un tessuto sintetico perde 1,7 grammi di microfibre ad ogni lavaggio e con il tempo questa quantità raddoppia. Fatevi ora voi due conti e capirete di che quantità parliamo.

Microplastiche secondarie: vengono a crearsi dalla degradazione di oggetti in plastica più grandi già presenti nell'ambiente. Si stima che il 70-80% della microplastica presente derivi da questo sviluppo.





VALORI: MOLTA PIU' MICROPLASTICA DEL PREVISTO

Secondo uno studio condotto dal Scripps Istitution of Oceanography di San Diego, le microplastiche presenti in natura sarebbero molte di più del previsto. Si stima infatti che siano 5/ 7 volte superiori di quanto si era precedentemente calcolato, tanto da raggiungere gli 8,3 milioni di unità per metro cubo.
(Focus.it)


COSA E' LA PLASTICA? scoprilo cliccando (QUI)



PROBLEMI SULL'AMBIENTE E SUGLI ANIMALI

Il vero problema dei materiali plastici è la poca, se non nulla, biodegradabilità; ciò significa che non può semplicemente sparire. La microplastica si deposita ovunque ed è praticamente, per il momento, impossibile da raccogliere. 

Ha effetti dannosi sulle specie vegetali marine, perché ne altera il normale sviluppo andando ad ostacolare la penetrazione delle sostanze nutritive. Tant'è si suppone che sia responsabile, in parte, anche dello sbiancamento dei coralli e quindi al deterioramento e alla morte delle delicatissime barriere coralline.




Sui pesci invece i danni sono "meno visibili" ad occhio nudo, ma rimangono molto molto gravi. Infatti le microplastiche distruggono il corpo dei pesci danneggiandone gli apparati respiratori e i sistemi riproduttivi. I pesci esposti ad alti livelli di microplastiche nell'acqua mostrano aneurismi, membrane fuse e aumento della produzione di muco nelle branchie, nonché cambiamenti significativi delle cellule epiteliali che rivestono le branchie. I cambiamenti che avvengono nei loro corpi sono molto gravi. Inoltre aumenta anche la produzione di uova, segno che i prodotti chimici che vi sono contenuti potrebbero agire come interferenti endocrini.

Ma i danni che queste maledette microplastiche causano sono molti di più di quanto ci si potesse anche solo lontanamente immaginare. Infatti è stato scoperto, da recenti studi, che a pagarne le conseguenze sono anche i vermi ed altri invertebrati. Si avete capito bene, vermi e altri invertebrati. Essi sono fondamentali per il ricircolo di sostanze nutrienti e ossigeno per il terreno, nonché anche cibo per molte specie animali. Quindi è facilmente comprensibile come il danno non sia solo in mare, ma anche sulla terra ferma e addirittura nel sottosuolo. Sono stati addirittura ritrovati frammenti di microplastiche a svariati metri sotto terra, dove risiedono rocce e reperti vari di tanti tanti anni fa.  





LE PAROLE DELLA DOTTORESSA JENNIFER BRANDON


Jennifer Brandon, famosa oceanografa, afferma: " Il problema della plastica è che rimane chimicamente plastica, non torna nell'ecosistema. La maggior parte di essa è così resistente che né i microbi del terreno, né l'acqua possono romperne i legami chimici".

La dottoressa ha analizzato campioni di acqua di mare e salpe (sono invertebrati gelatinosi che si nutrono di fitoplancton filtrato dall'acqua che pompano per muoversi) e ha scoperto che il loro stomaco era un ricettacolo di microplastiche: delle 100 salpe analizzate, il 100% aveva microplastiche nello stomaco.

"E' un risultato sorprendente!" afferma l'oceanografa. "Ero convinta che in alcune non avremmo trovato plastica, poiché il loro stomaco si ripulisce piuttosto velocemente". Tutto questo ha ripercussioni anche sull'essere umano: nonostante noi non ci nutriamo direttamente di salpe, esse sono alla base della catena alimentare; se un pesce mangia una salpa, e noi mangiamo quel pesce, la microplastica finisce indirettamente anche nel nostro stomaco.


DANNI SULL'UOMO

In tutta questa brutta storia l'uomo non ne è esente, anzi, tutt'altro. Oltre ad essere artefice di tutto questo inquinamento da plastica ne è anche una vittima lui stesso.
E' infatti risaputo che i frammenti di plastica hanno già contaminato la catena alimentare, tanto che si stima che il 20% di tutto il pesce pescato presenti microplastiche; percentuale che tende anche a salire al 70% in alcune aree del mondo.
Alcune ricerche nel mare del nord hanno scovato un elevatissima contaminazione fra le specie di pesce di maggior consumo umano. Di conseguenza, è facile capire, che  questi frammenti entrano nell'organismo umano con effetti molto dannosi. Si stima addirittura che ogni essere umano ingerisca, ogni settimana, 5 grammi di microplastica.

Tant'è che sono state trovate tracce di microplastiche anche nelle feci umane.
E' stata infatti accertata la presenza di microplastica in campioni di escrementi umani provenienti da diversi paesi del mondo. Uno studio recentemente presentato allo United European Gastroenterology, il più grande convegno di gastroenterologia in Europa, ha confermato che le tracce di plastica possono accumularsi nell'organismo umano attraverso il cibo e l'acqua ingeriti. Queste particelle di plastica, a contatto con l'apparato gastrointestinale, potrebbero determinare una risposta immunitaria anomala o facilitare addirittura la trasmissione di sostanze tossiche o patogeni.






LE PROVE

I ricercatori della Medical University di Vienna hanno monitorato dieta e abitudini di un ristretto gruppo di partecipanti di diversi paesi: Italia, Finlandia, Giappone, Olanda, Polonia, Russia, Austria e Regno Unito. Nella settimana precedente la raccolta dei campioni, i partecipanti hanno tenuto un diario alimentare: nessuno era vegetariano, tutti hanno consumato pesce e tutti sono venuti a contatto con la plastica usata per contenere i cibi.

RISULTATI: tutti i campioni di feci sono risultati positivi alla presenza di fino a nove tipi diversi di microplastiche. I due residui più comuni sono stati quelli di PP (polipropilene, usato nei tappi delle bottiglie e nelle capsule del caffè) e di PET (Polietilene tereftalato, tipico delle bottiglie d'acqua e di tantissimi altri contenitori per cibo e bevande). In media sono stati trovati 20 frammenti ogni 10 grammi di escrementi.


LA PLASTICA CREA SQUILIBRI ANCHE AL SISTEMA ORMONALE

Purtroppo si, come se non bastasse la plastica crea anche degli squilibri al sistema ormonale umano. Una volta ingerite le particelle di plastica, è possibile che queste rilascino nell'organismo delle sostanze molto dannose. Entrambi i sessi ne sono vittime, ma i danni maggiori vengono riscontrati nelle fasi ovviamente più sensibili come la gravidanza. Infatti, durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi che possono intaccare il sistema riproduttivo e il cervello del nascituro, provocando danni permanenti. Ad essere assimilate sono soprattutto la diossina, il PCB (policarbonatoplastico) ed il PVC (Polivinilepolidrato).
E'  stato osservato, che nei bambini maschi nati da madri nelle quali si registravano alti livelli di questi elementi, alcuni caratteri sessuali apparivano alterati. Gli studi epidemiologici dimostrano un eccessivo sviluppo del seno, una maggiore frequenza di casi di obesità ed asma ed alcune disfunzioni immunitarie. 


              LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SENZA PLASTICA, clicca (QUI)


Questo è quello che si sa al momento su ciò che sono le microplastiche e sui danni che creano all'ambiente e all'uomo. Sicuramente, avendo letto studi e scoperte recenti, si sa ancora poco di questo tipo di inquinamento, o meglio, è sottovalutato e poco diffuso dall'informazione. Tanti sono i danni che sta causando e tante dovranno essere le soluzioni per risolverli. Speriamo che stati e governi diano la giusta priorità ad un problema che sta distruggendo il mondo, ma nel frattempo, diamo noi il segnale di un cambiamento.

Usiamo meno plastica! Viviamo, viaggiamo con un occhio all'ambiente. 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 10 giugno 2020

I DIECI FIUMI PIU' INQUINATI AL MONDO SONO RESPONSABILI DELL'80% DELLA PLASTICA NEGLI OCEANI

I nostri oceani sono sempre più pieni di plastica e l'inquinamento che questa crea sta devastando l'intero ecosistema. Siamo tutti in pericolo, tutti, nessuno escluso. 
Possiamo trovare rifiuti plastici praticamente ovunque, in superficie, nel sottosuolo, all'interno degli animali, nelle profondità marine, nei ghiacciai... ovunque! 
Ogni anno vengono buttate in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica.



Ma ci siamo mai chiesti come fa tutta questa plastica a finire in mare?

So che molti, purtroppo, pensano che la plastica negli oceani sia solo quella buttata dalle navi, come se fosse impossibile che una bottiglia buttata in città raggiunga il mare. Ma non c'è niente di più sbagliato! Anzi, a noi sembra una banalissima illusione che queste persone si danno, mentendo anche un pò a se stessi, per non prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Perché, cari signori, la plastica che non riciclate e che buttate in strada può raggiungere il mare. Si, la vostra busta di plastica buttata per strada in città può uccidere una balena.
Ovviamente ci potrebbero volere anni prima che succeda, ma se considerate che ogni pezzo di plastica creato nella storia, in una forma o nell'altra, è ancora presente nell'ecosistema, capirete che è una possibilità concreta. 

I rifiuti di plastica hanno molti modi per raggiungere il mare, vengono gettati direttamente dall'umo dalle navi e dalle coste, possono essere trasportati dagli elementi naturali come il vento, possono essere portati dagli animali, ma soprattutto e in gran parte, vengono scaricarti in mare dai fiumi. Infatti l'80% della plastica presente ad oggi negli oceani viene trasportata solamente da 10 fiumi in tutto il mondo. 

Questi vengono quindi considerati i 10 fiumi più inquinati al mondo:


I dieci fiumi più inquinati al mondo


LA PLASTICA AIUTA LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS, leggi (QUI)


L'Asia è uno dei continenti che genera più inquinamento e ciò è dovuto da più fattori, come la densità della popolazione, usanze culturali, scarsa capacità della gestione dei rifiuti e scarsa, se non mancante, sensibilizzazione e istruzione sui temi ambientali. Come già detto, questi 8 fiumi sono responsabili dell'80% di tutta la plastica presente negli oceani. Queste enormi quantità di rifiuti potrebbero essere, se pur con difficoltà, ridotte da iniziative serie e massicce in loco, purtroppo però molti di questi paesi sono del tutto inermi al momento e non si prevede, nel breve periodo, un cambiamento significativo.

Per i viaggiatori interessati a questo argomento è  molto semplice approfondire la ricerche. Infatti tutti questi fiumi attraversano più di un paese e sono in parte navigabili. Potrete organizzare un viaggio e documentare voi stessi la situazione,  anzi, vi invitiamo proprio a farlo. Così potrete capire e guardare con i vostri occhi la dimensione di questa tragedia, perché tutto questo inquinamento è a tutti gli effetti una tragedia per l'intero ecosistema. 

VIAGGIARE SENZA PLASTICA: GUIDA, CONSIGLI E IDEE, clicca (QUI)
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

lunedì 1 giugno 2020

NEWS: NON SOLO IL CORONAVIRUS, ANCHE LA PLASTICA METTE A RISCHIO LA VITA DELL'UOMO! CREA SQUILIBRI AL SISTEMA ORMONALE

Purtroppo si, come se non bastasse la plastica crea anche degli squilibri al sistema ormonale umano. Una volta ingerite le particelle di plastica, è possibile che queste rilascino nell'organismo delle sostanze molto dannose. Entrambi i sessi ne sono vittime, ma i danni maggiori vengono riscontrati nelle fasi ovviamente più sensibili come la gravidanza. Infatti, durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi che possono intaccare il sistema riproduttivo e il cervello del nascituro, provocando danni permanenti. Ad essere assimilate sono soprattutto la diossina, il PCB (policarbonatoplastico) ed il PVC (Polivinilepolidrato).

E'  stato osservato, che nei bambini maschi nati da madri nelle quali si registravano alti livelli di questi elementi, alcuni caratteri sessuali apparivano alterati. Gli studi epidemiologici dimostrano un eccessivo sviluppo del seno, una maggiore frequenza di casi di obesità ed asma ed alcune disfunzioni immunitarie. 


QUANTO IL VIRUS PUO' VIVERE SULLA PLASTICA? PUO' INFETTARE? VE LO SPIEGHIAMO NOI, clicca (QUI)


Come detto in un precedente articolo, dove vi parliamo della relazione tra plastica e coronavirus, bisogna stare attenti alla plastica che si trova in giro. Questo perché il virus tende a vivere e ad infettare per molto tempo sui materiali plastici. Considerando che dal 3 Giugno saranno riaperte le regioni, facciamo molta attenzione, o rischiamo di far alzare nuovamente i contagi e costringere, il nostro "tanto amato" Premier Giuseppe Conte, a richiudere tutto. 

E li saranno seri problemi per tutti! 

FACCIAMO ATTENZIONE!
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 20 maggio 2020

INCONTRI: COME LA PLASTICA STA INFLUENDO IN SUD AFRICA E NELLA SAVANA, CE LO RACCONTANO CHARLIE E SERENA DI "EVERSEENSA"


L'inquinamento da plastica è un problema globale che sta soffocando l'intero pianeta. Abbiamo deciso di portarvi in giro per il mondo per farvi vedere come è la realtà e come è possibile iniziare un cambiamento. Uno dei continenti più affascinanti al mondo è senza dubbio l'Africa, la terra dei leoni, degli elefanti e delle immense savane. Tramonti che spezzano il fiato lasciano in ogni viaggiatore un senso di profondo legame con la natura. Proprio per questo abbiamo deciso di portarvi le testimonianze da una terra lontana e meravigliosa, il Sud Africa. 

Ci siamo messi in contatto con Charlie e Serena, travel designer e fondatori di "EverseenSA". Loro sono due ragazzi, sud africano lui, italiana lei, che un bel giorno hanno deciso di fare della loro passione una ragione di vita. Hanno così fondato "EverseenSA" con la quale accompagnano i viaggiatori in esperienze bellissime a contatto con la natura e con la cultura locale.

La loro filosofia, che li rende a nostro avviso fantastici, è quella di coniugare l'esperienza del viaggio con la possibilità di aiutare il paese che si visita. Infatti cercano con tutte le forze, grazie a dei fondi su cui si può donare, di documentare e aiutare le associazioni locali che si occupano della salvaguardi dei rinoceronti che sono in grave pericolo di estinzione. Purtroppo il bracconaggio è un serio problema ed è una realtà che va assolutamente fermata! E noi cogliamo l'occasione per ringraziarli personalmente e pubblicamente per l'impegno che stanno mettendo in questo progetto.

Abbiamo così chiesto loro di raccontarci com'è la situazione dell'inquinamento da plastica in Sud Africa e questa è la loro testimonianza:

- Ciao Charlie e ciao Serena, vi seguiamo da tanto e conosciamo molto bene il vostro impegno con "EverseenSA". Vi vogliamo chiedere però come nasce questa idea? Chi di voi due è stato il primo a proporla?

Ciao Ragazzi! EverseenSA nasce dall’esigenza di lasciare un segno in questo mondo. L’idea è nata dopo il mio (Serena) primo viaggio in Sudafrica, terra natia di Charlie. Sono rimasta rapita dalla bellezza di questa terra ed insieme a Charlie abbiamo studiato un modo per poter condividere questa meraviglia con il maggior numero di persone. Da qui prende forma EverseenSA, la nostra compagnia di viaggi etici, basata sul rispetto per la nostra Terra,  per gli animali che la abitano e le comunità locali.  Io e Charlie pianifichiamo, organizziamo e accompagniamo i nostri ospiti nella più bella e indimenticabile esperienza di Safari in Sudafrica.

La nostra missione più importante legata ai nostri viaggi è proprio la conservazione e salvaguardia delle specie in pericolo di estinzione: siamo profondamente coinvolti nella protezione e salvaguardia dei rinoceronti africani, minacciati dal bracconaggio.

Attenzione spoiler!
Abbiamo in serbo nuovi progetti per il futuro, che ci porteranno oltre i confini del Sudafrica.


- Per quanto riguarda l'inquinamento da plastica, com'è la situazione li in Sud Africa? Avete avuto modo di scontrarvici?

In Sudafrica hanno iniziato da poco la campagna di sensibilizzazione verso il riciclaggio. Nelle aree più povere purtroppo questo concetto è ancora molto lontano e purtroppo il basso livello di educazione e la povertà, non permettono uno sviluppo efficace di consapevolezza dei temi rispetto all’inquinamento.

Devo dire però che nelle scuole ultimamente sono state inserite nei programmi, specifiche attività atte a sensibilizzare i più giovani sulle tematiche dell’ecosostenibilità.
Ultimamente anche EverseenSA ha fatto parte di un progetto di sensibilizzazione delle comunità rurali nei pressi del Kruger National Park e siamo riusciti a raccogliere più di 100 mila dollari da stanziare per "The Good Work Foundation" e "Care for Wild", con lo scopo di implementare la consapevolezza dei più giovani.


- C'è qualche episodio che vi è rimasto più impresso durante i vostri safari, sia per quanto riguarda la plastica e sia per ciò che non la riguarda? Raccontateci come DEVE essere la natura senza inquinamento in un territorio magico come quello in cui vivete voi.


Le aree destinate ai Safari sono gestite per lo più in modo privato, a parte il Kruger,  e il fatto che siano attività del settore terziario, richiede il coinvolgimento  e l’attiva partecipazione nel rispetto delle regole e nella mise en place di tutte le procedure per essere ecosostenibili.


Tutti i lodge che collaborano con noi devono essere ecosostenibili e devono limitare l’uso della plastica e provvedere con materiali alternativi per poter far parte del nostro portfolio.
Nella nostra proposta Vegan Safari, che come si può intuire, è la più GREEN di tutte, persino durante le pause brunch and coffee tutti gli utensili, le tazze, i contenitori sono 100% ecosostenibili e ci stiamo impegnando per portare questo concetto anche al di fuori della specifica proposta.
Quindi devo dire che la magia e la bellezza di questa terra è e rimane INCONTAMINATA. Nessun segno di inquinamento da plastica nella Savana.

Diversa è la situazione nei fiumi e nell’oceano su cui si affaccia Cape Town e la Garden Route. Qui purtroppo ci è capitato di fare i conti con spiagge piene di rifiuti e insenature coperte di strane schiume oleose.  Come ripeto, purtroppo le aree povere non hanno ancora sviluppato la sensibilità necessaria per cambiare vecchie e distruttive abitudini, ma ci stiamo lavorando.





- Per quanto riguarda invece lo smaltimento della plastica, come si è attrezzato lo stato Sudafricano? C'è una raccolta differenziata oppure i rifiuti vengono messi tutti insieme?



La raccolta differenziata è ancora a “macchia di leopardo” in Sudafrica: alcune aree sono veramente molto ben attrezzate, ma altre ancora sono molto indietro purtroppo.

Grazie! Safari Travel Outfit è la nostra pagina di ispirazione per chiunque voglia “sentire” e vivere l’atmosfera africana sulla propria pelle!  E’ una pagina destinata a chi sta pianificando il proprio Safari, a chi è già in contatto con noi per la prossima avventura, a chi, tornando a casa, non dimentica la magia di questi posti e vuole che diventi parte integrante del proprio stile.

Ci sono alcuni piccoli ma potenti accorgimenti che si possono adottare addirittura prima di partire.



- Sappiamo, e vi facciamo i più sentiti complimenti, che avete recentemente aperto "Safari Travel Outfit" e che alcuni capi proposti sono privi di plastica. Raccontateci di questa bellissima proposta che fate a chi vi segue.


Tutti i capi, le essenze e i prodotti che stiamo piano piano proponendo nella pagina sono plastic free. Prediligiamo l’uso di materiali naturali ed ecosostenibili e ci impegneremo perché sia così!


- Dalla vostra esperienza come viaggiatori e travel designer, che consigli dareste, per consumare meno plastica, alle persone che volessero venire a fare un viaggio con voi in Sud Africa?

I saponi: sono una delle cose essenziali, soprattutto per l’inquinamento dei fiumi e delle pozze d’acqua. Assicurarsi prima di partire, di comprare saponi e shampoo naturali, a base esclusivamente di prodotti naturali.

Gli abiti: prediligere fibre naturali come cotone, canapa e lana. Queste fibre vi proteggeranno sia dal freddo che dal caldo, mantenendo la vostra temperatura confortevole, in qualsiasi condizione climatica.

Evitate di comprare prodotti usa e getta (come rasoi, dosi monouso di creme o balsami e detergenti). Meglio comprare un kit in acciaio o altro materiale per il viaggio, che potrete riusare, e riempire i singoli contenitori con quello di cui avete bisogno.

Sosteniamo e continuiamo a farlo, i nostri amici di simplehero che sponsorizzano i nostri viaggi con borracce 100% ecosostenibili. L’acqua in Sudafrica è una delle più pure e pulite al mondo e anche quando sarete nel mezzo della Savana, il vostro lodge provvederà con acqua pulita e potabile grazie ai sistemi di microfiltraggio, obbligatori per legge.


- Prima di salutarvi vi vorremmo chiedere si vi va di fare un appello ai nostri lettori.

Certamente!
Ricordatevi sempre che non siamo padroni di questa Terra. Siamo ospiti privilegiati, e in quanto tali, Le dobbiamo rispetto e amorevole attenzione. I nostri viaggiatori sanno bene che per continuare a poter godere di queste bellezze e di tutti gli animali dobbiamo salvaguardarli e proteggerli.
Non abbiamo bisogno di fare gesti plateali, ma ogni piccolo gesto quotidiano conta, ogni piccola decisione nella direzione giusta può riportare il mondo ad essere un posto rigoglioso e ricco di diversità e meraviglia.

E noi saremo sempre in prima linea per impegnarci a rispettarlo al meglio.





Ringraziamo di cuore Charlie e Serena per il loro contributo, sono due ragazzi fantastici e speriamo un giorno di poterli andare a trovare a casa loro, in Sud Africa, per conoscerli di persona e per documentare, tramite i nostri canali, i problemi che il bracconaggio e la plastica stanno causando. Crediamo fermamente nel valore delle testimonianze che ci portano i viaggiatori. Crediamo fermamente che siano di grande aiuto per far capire meglio cosa succede sul nostro pianeta.


"Una volta che si visita questa terra, non puoi più tornare indietro. I suoi profumi, colori e panorami ti riempiono il cuore, come se lo espandessero di una grandezza non misurabile in unità, ma solo in emozioni"
- Serena & Charlie
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

venerdì 15 maggio 2020

TRAVEL KIT 5: LA SACCA PER I PANNI SPORCHI

Cari viaggiatori, ammettetelo, al ritorno a casa dopo giorni passati in giro per il mondo anche nel vostro zaino o trolley c'è una gran puzza di vestiti sporchi. Non mentite, succede a tutti. E' normale, soprattutto per i viaggi brevi, nessuno di noi butta dei soldi in una lavanderia all'estero, così mutande, calzini e magliette sudate finiscono sul fondo del nostro baglio durante il viaggio di ritorno. Nella maggior parte dei casi se il bagaglio prendesse fuoco genererebbe una nube tossica, che però renderebbe felici quelle persone che una volta giunte a destinazione avrebbero avuto l'infelice compito di aprirlo e mettere a lavare la roba.

Lasciare i vestiti sporchi e puzzolenti liberi nel bagaglio è sicuramente un buon modo per far desistere dei mal intenzionati ad aprirlo, però è una tortura per noi stessi quando dovremmo farci i conti a casa. Quindi molti di noi per evitare questi problemi utilizzano una classica busta di plastica, quelle della spesa per intenderci, dove appunto prima di partire ripongono gli indumenti sporchi. Qua però entrano in gioco i nostri dubbi: "ok il contenimento della puzza, ma è veramente necessario usare una busta di plastica o è possibile trovare un alternativa?




VUOI SAPERE COSE' LA PLASTICA? clicca (QUI)


In maniera banale vi diciamo che ovviamente un alternativa c'è e sono quei sacchetti di stoffa che utilizziamo anche al supermercato; ne esistono di tantissimi materiali, bamboo, cotone, sisal ecc. Fondamentalmente si fa la stessa cosa, si evita di utilizzare una busta di plastica per riporre la spesa sostituendola con una in tessuto che ci siamo portati da casa.
Quindi la cosa più intelligente e utile da fare sarebbe quella di mettere nel nostro bagaglio, prima della partenza, uno di questi sacchetti, in modo tale da avercelo pronto all'uso nel momento in cui dobbiamo metterci i panni sporchi. Un grande vantaggio è che occupa pochissimo spazio e non pesa praticamente nulla, quindi non avete scuse d'ora in poi per non utilizzarlo.

Detto ciò ovviamente non abbiamo scoperto l'acqua calda, il concetto è estremamente banale, abbiamo voluto però farvi riflettere su un modo semplice per iniziare ad evitare l'uso della plastica in viaggio. Se non è strettamente necessario evitiamo in tutti i modi di utilizzare materiali plastici, anche perché le alternative ci sono, dovete solo iniziare a conoscerle.

Ma tranquilli, siamo qui per questo, vi aiutiamo noi!



LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SENZA PLASTICA, clicca (QUI)

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

sabato 9 maggio 2020

NEWS: L'odore della plastica può uccidere le tartarughe marine

E' stato recentemente scoperto che molti animali marini, in particolar modo le tartarughe, vengono attratti dalla plastica non solo per il suo aspetto, ma anche dall'odore. Infatti l'odore percepito viene associato a quello del cibo e come tale scambiato.



La rivelazione arriva da un nuovo studio, pubblicato su Cell Press, che ha indagato sul motivo per cui gli scarti plastici marini vengano ingeriti dalle tartarughe. Era cosa nota, infatti, che tali rifiuti fossero confusi dalle tartarughe marine con delle prede, ma i meccanismi sensoriali che rendono la plastica così attrattiva erano per lo più sconosciuti. Si è scoperto che le tartarughe caretta rispondono agli odori delle bioincrostazioni di materie plastiche allo stesso modo in cui rispondono agli odori alimentari; fatto che suggerisce che le tartarughe possano essere attratte non solo dall’aspetto dei detriti plastici, ma anche dal loro odore. Sulle bioincorstazioni, che siano di plastica o di altri materiali bagnati, si accumulano microbi, alghe, piante e piccoli animali. Questi organismi creano una “trappola olfattiva” che potrebbe aiutare a spiegare perché le tartarughe marine si impiglino così spesso nella plastica e soprattutto perché la ingeriscano.



COS'E' LA PLASTICA?: clicca QUI



Saranno comunque necessari studi futuri per comprendere quali sostanze chimiche emesse dalla plastica suscitano l’interesse delle tartarughe Ma i nuovi studi mostrano, con chiarezza, che sono molti i tipi di plastica che mettono in difficoltà tutti gli animali marini. Quasi 700 specie di animali, tra cui specie in via di estinzione come le tartarughe marine e le balene, sono minacciate dalla plastica che viene ingerita o che le intrappola.

- Fonte: Rinnovabili.it 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

giovedì 7 maggio 2020

TRAVEL KIT 4: LO SPAZZOLINO

Si ragazzi, vi parliamo dello spazzolino.
Considerando che c'è ancora purtroppo tanta gente che non ha compreso la gravità della situazione dell'inquinamento da plastica, avevamo pensato che probabilmente avremmo dovuto anche spiegare come ci si lavano i denti. Perché se nel 2020 ancora non capiamo che dobbiamo invertire la rotta, che sono necessari dei cambiamenti per salvare il pianeta e noi stessi, probabilmente ancora non sappiamo neanche lavarci i denti.
Però abbiamo ancora fiducia, poca, ma ne abbiamo. Così eviteremo di spiegarvi come ci si passa lo spazzolino sui denti e ci concentreremo sull'oggetto in se.
E' stimato che ogni anno una singola persona consuma 4/5 spazzolini manuali (quindi non consideriamo quelli elettrici), il che vuol dire che se li sommiamo per gli abitanti di Roma, che sono circa 3 Mln, esce fuori che solo nella capitale vengono utilizzati circa 15 Mln di spazzolini all'anno. Ora fate gli stessi calcoli per la popolazione mondiale e capirete quanta plastica viene gettata nei rifiuti ogni anno senza essere probabilmente riciclata.  
Questo ragazzi è un problema!




Però per fortuna le alternative ci stanno e ora ve ne parliamo noi.

Informandoci un pò sul web abbiamo capito che la miglior scelta, per noi, è lo spazzolino in bamboo; so che può sembrare banale e ripetitivo, ma in fondo il problema è sempre quello: la plastica non si biodegrada e quindi bisogna trovare un'alternativa ecologica.
Come abbiamo avuto modo di chiarirvi sull'articolo "Bamboo Vs Plastica", l'utilizzo di questo materiale è consigliato perché completamente biodegradabile e non richiede sfruttamento di territorio fine a se stesso; Infatti le piantagioni di bamboo aiutano a contrastare l'effetto serra. 
Detto questo capirete da soli quanto sia importante sostituire lo spazzolino in plastica con quello in bamboo o in qualsiasi altro materiale biodegradabile.
Sia in viaggio che a casa è opportuno cambiare questo aspetto, tanto sul mercato ci sono molte alternative. Per i viaggiatori c'è quello con la custodia, per l'uso domestico invece ci sono in commercio confezioni con più spazzolini all'interno, anche per bambini. 
Per i più indaffarati è possibile acquistarlo su Amazon, potete trovarlo anche sul nostro sito, sennò ormai si trovano anche nei negozi specializzati per la cura della persona. Quindi anche in questo caso non avete più scuse per non utilizzarli.  
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

lunedì 4 maggio 2020

PLASTICA: COS'E', CARATTERISTICHE, VANTAGGI, SVANTAGGI E SOLUZIONI PER RIDURLA

Siamo in tanti, per fortuna, a batterci per la tutela dell'ambiente, molti trattano dei cambiamenti climatici, altri dei consumi e altri ancora dell'inquinamento da plastica. Però il mondo è un insieme di interconnessioni e quindi, alla fine, lottiamo tutti per la stessa cosa, il nostro pianeta. Noi però, trattando dei danni che sta causando l'inquinamento da plastica, abbiamo deciso di andare più a fondo e capire cosa è realmente la plastica. Perché che inquina lo abbiamo capito per fortuna quasi tutti, però, essendo al centro delle nostre attenzioni è il caso di capire realmente cos'è.
Cercheremo di spiegarlo nella maniera più semplice possibile:

COS'E' LA PLASTICA?

La plastica è un materiale che non viene ricavato interamente da una sostanza presente in natura, infatti è un insieme di polimeri. Viene creata in laboratorio unendo differenti elementi, tra cui il petrolio, la cellulosa e dei gas naturali. Esistono tanti tipi di materiali plastici, ma tutti sono divisibili in due grandi gruppi ben differenti.

Ovvero, si differenziano per il tipo di reazione che hanno al calore:

- Termoplastiche: sono quelle plastiche che, una volta riscaldate e ammorbidite, possono essere lavorate e rimodellate più volte.

- Termoindurenti: sono invece quelle plastiche che, una volta riscaldate e ammorbidite, possono essere modellate solo una volta perché acquisiscono una straordinaria durezza e resistenza.





TIPOLOGIE DI PLASTICA E IL LORO UTILIZZO

Come detto in precedenza esistono tanti tipi di plastica e noi vi vogliamo mettere a conoscenza di quelli più usati. Per riconoscere che tipo di materiale plastico è usato su un determinato oggetto ci si deve affidare al logo di riciclaggio presente; lo si riconosce perché è un triangolo con dentro un numero e sotto una sigla. I numeri vanno da 1 a 7 e: da 1 a 6 sono riciclabili, i 7 no, non sono riciclabili..
Le sigle invece identificano il tipo di plastica:

1- PET (Polietilene Tereftalato): è una delle più diffuse, è usata principalmente  per le bottiglie dell'acqua, per le salse, per le bottiglie dei detergenti e per i contenitori adatti al riscaldamento degli alimenti nel forno a microonde. E' utilizzabile una sola volta, NON può essere riutilizzata. Ragazzi è importante, perché è stato provato che il PET, dopo il primo utilizzo e se conservato male, cioè ad alte temperature, rilascia nel tempo antimonio e ftalati che sono dannosi per la salute. In particolare, nei campioni studiati, è stata trovata la presenza di una tossina detta DEHA, che si pensa possa essere cancerogena e tossica per la riproduzione e il fegato. Però almeno è facilmente riciclabile.

2- HDPE/ HDP (Polietilene ad alta densità): viene utilizzata per la produzione di borse della spesa, detergenti per la casa, succhi di frutta e tanto altro. E' considerata relativamente sicura ed è facile da riciclare.

3- PVC  (Cloruro di Polivinile): è considerata una delle plastiche più a rischio, perché contiene ftalati molto pericolosi tra cui il DEHP, che serve per renderla più resistente e flessibile. Viene utilizzata molto nell'industria delle costruzioni, ma si può trovare anche in attrezzature sportive, vaschette per contenere gli alimenti, tovaglie, tende per la doccia e salvagenti. Quindi è consigliabile evitare il più possibile l'utilizzo di questo tipo di plastica.

4- PE-LD (Polietilene a bassa densità): è considerata una delle più sicure, perché composta unicamente da carbonio e idrogeno. Viene utilizzata per i giocattoli, coperchi per barattoli, buste della spesa, bicchieri per bevande e altro.

5- PP (Polipropilene): è una plastica considerata generalmente sicura, anche se è emerso, recentemente, che in fase di produzione vengono utilizzati degli ftalati. Viene utilizzata per gli scolapasta, imbuti, vari attrezzi da cucina, bacinelle, bicchieri per take away, tappi di bottiglia, oggetti di cancelleria, innaffiatoi e altro.

6- PS (Polistirene o Polistirolo): è una plastica molto diffusa ma assolutamente da evitare, perché il suo componente principale, lo Stirene, può migrare dal contenitore all'alimento. E' risaputo infatti che lo Stirene, essendo prodotto anche dal benzene, è un elemento cancerogeno per l'uomo. Il polistirolo lo si trova nei pacchi per gli imballaggi, ma anche e soprattutto, nei contenitori per gli alimenti, come le vaschette per il gelato, quelle per le uova, contenitori per alimenti take away, piatti, bicchieri  e altro. Prediligiamo le bioplastiche e il vecchio e sano coccio.

7- Altre plastiche NON riciclabili: sono quelle plastiche considerate più pericolose per l'uomo e l'ambiente. Tra queste, la più pericolosa è il Policarbonato, un polimero a base di BisfenoloA; che è un composto chimico che simula l'azione degli ormoni femminili ed è quindi pericoloso perché distrugge l'equilibrio ormonale della persona.
Queste plastiche sono utilizzate per le bottiglie delle bevande, la fibra di vetro, scontrini, isolante termico nei materassi e cuscini e altro. Purtroppo sono molto utilizzate.





VANTAGGI

Come avete tutti potuto notare la plastica è presente più o meno in qualsiasi cosa. La si trova negli oggetti più disparati, dai giochi per bambini ai componenti elettrici. E' molto utilizzata per contenere il cibo, le bevande, è usata per gli attrezzi da cucina e per i vestiti. E' veramente ovunque! Ma tutto questo, ci teniamo a dirlo, non è sempre un aspetto negativo. Questo straordinario materiale, deve anche la sua pericolosità per l'ambiente, proprio a questa sua unicità. Infatti è così tanto utilizzato proprio perché ha delle caratteristiche che altri materiali non hanno, tra cui la resistenza, la versatilità, la leggerezza, la facilità di lavaggio e la compatibilità con gli alimenti. Sembrerà folle detto da noi, ma la plastica è un materiale veramente indispensabile e non se ne può più fare a meno, questo è oggettivo. Infatti, oltre agli utilizzi che se ne possono fare, è un materiale indispensabile proprio perché è di semplice lavorazione, in più è economico; potrà sembrare brutto detto così, ma per proteggere l'ambiente serve equilibrio in tutto, anche sul lato economico per la produzione delle aziende.


Detto ciò, ora facciamo chiarezza sul cosa va cambiato, sul qual'è il problema e come è possibile risolverlo. Perché è si un materiale indispensabile, però è anche molto inquinante.





SVANTAGGI E PROBLEMATICHE 

Ovviamente se siamo qua a scrivere tutte queste cose un motivo c'è! Non è un segreto di stato che la plastica sia molto inquinante e non ci vuole un premio Nobel per capire che bisogna cambiare per salvare noi e il nostro pianeta. Infatti l'utilizzo di tutta questa plastica, in ogni forma, tipo e dimensione sta causando seri problemi all'ecosistema e noi ne stiamo pagando le conseguenze. Ma oltre ai vari problemi ambientali che tutti abbiamo sotto gli occhi e che quindi capiamo e riscontriamo quotidianamente, c'è un aspetto che dell'utilizzo della plastica si sa poco ma che sta nuocendo, segretamente, alla salute dei consumatori. Infatti è stato ampiamente provato che alcuni tipi di plastica rilasciano, soprattutto negli alimenti e nelle bevande, sostanze che vanno ad interferire sull'equilibrio ormonale delle persone. In più alcune di queste sostanze sono anche cancerogene, infatti ci sono molti esperimenti fatti su queste tematiche e tutti denotano la pericolosità, per l'uomo e per l'ambiente, di questi materiali.





Per quanto riguarda l'inquinamento da plastica nell'ambiente lo sappiamo tutti: è evidente a tutti il danno che la plastica sta portando al nostro pianeta, con gli oceani che soffocano e gli animali che muoiono. Sono ormai quotidiani i ritrovamenti di animali con elevate quantità di plastica nello stomaco, soprattutto quelli marini che scambiano questi materiali galleggianti per cibo e lo ingoiano, compromettendo per sempre la loro vita e quella della specie intera. Tra i più famosi ci sono senza dubbio le balene, perché è tremendo vedere un animale così grosso, potente e intelligente venire ucciso da sacchi di plastica, eppure è così. E' dannatamente così! Ma come le balene, anche tutti gli altri esseri viventi marini ne risentono, infatti si trovano sempre più uccelli morti sulle coste a causa dell'ingerimento di plastica, oppure foche, tartarughe e delfini con attaccati al collo imballaggi e corde. Gli oceani sono il più grande polmone del pianeta, dobbiamo preservarli a tutti i costi.




Ma ora dobbiamo toccare un altro tasto dolente, quello del riciclo.

Il riciclo della plastica è come ben sapete un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, perché è diventato sempre di più indispensabile riuscire a disfarsi della vecchia plastica in maniera pulita e consapevole. La raccolta differenziata è entrata in vigore già da parecchi anni e per fortuna molti di noi la stanno facendo, purtroppo però c'è veramente tanta gente che non ha la ben che minima voglia di applicarsi mezzo secondo per dividere i propri rifiuti e così getta tutto nello stesso sacco. Questo è un problema! Anche perché è stimato che non tutta la plastica che gettiamo nell'apposito secchio viene riciclata, figuriamoci se la mischiamo. In molti, perché lo sappiamo, si nascondono dietro il finto alibi che "tanto alla fine mischiano tutto. E' inutile farla.", no ragazzi, è una cazzata! La plastica viene riciclata sul serio, sta però a noi aiutare le ditte che se occupano facendogli arrivare i nostri rifiuti ben divisi e pronti al riciclo. Infatti, la plastica riciclata, può essere trasformata in combustibile o in altri materiali plastici. Purtroppo però è molto complessa la situazione del riciclo della plastica, soprattutto in quei paesi in via di sviluppo dove, vuoi un pò per ignoranza, vuoi un pò per cattiva gestione, non esiste riciclo controllato e anzi, come ci viene raccontato da Claudio Pelizzeni nella nostra intervista, nel tentativo di disfarsene si fanno paradossalmente più danni.






SOLUZIONI


Purtroppo la situazione è molto delicata e necessita prima che mai un cambiamento. Noi crediamo che, in attesa di leggi più chiare e precise da parte dei governi, sta a noi cittadini prendere in mano la situazione. Noi pensiamo che non sia giusto e saggio aspettare che qualcuno ci dica cosa fare, perché lo capiamo da soli che la situazione è grave, quindi aspettare è un errore madornale. Non ci serve una legge da parte dello stato per iniziare a fare qualcosa. Quindi chiunque dica che per cambiare serve lo stato dice una cazzata! Per cambiare ci deve essere la volontà, ci deve essere impegno, no qualcuno che ti costringa. Vogliamo essere liberi di decidere ma poi non lo facciamo e aspettiamo, mentre ci lamentiamo, che qualcuno ci dica cosa fare. Ragazzi basta scuse! Tocca agire!

Volete quindi una soluzione?

Impegnatevi ad usare meno plastica, non comprate alimenti nei contenitori, fate capire ai produttori che la roba nella plastica non la compriamo più, mandategli un segnale di cambiamento. Così saranno loro ad adeguarsi a noi e non noi a loro. Del resto è sempre stato così, le aziende si adeguano alle richieste delle persone, perché loro devono vendere per campare e noi comprare per sopravvivere, però noi possiamo scegliere che comprare. Quindi, per rendervi tutto ancora più chiaro, se non compriamo più il mandarino già sbucciato nella scatoletta di plastica, le vendite calano, quindi l'azienda non ci guadagna e quindi cambia prodotto. Aprite gli occhi, alzate il sedere e fate qualcosa per cambiare questo mondo. Si può fare!
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica