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lunedì 29 giugno 2020

INCONTRI: LE ULTIME SCOPERTE SULLE MICROPLASTICHE, L'OCEANOGRAFA JENNIFER BRANDON SI RACCONTA

Sono sempre di più gli studi che stanno portando alla luce i danni che la microplastica sta causando all'uomo e all'ecosistema. Se per molto tempo si è parlato "solamente" di plastica come elemento generico, siamo arrivati oggi ha capire che il problema dell'inquinamento ha molte facce diverse. Infatti i veri danni li stanno facendo dei minuscoli pezzetti di plastica che soffocano gli oceani, uccidono gli animali, danneggiano e uccideranno l'uomo.
Abbiamo così deciso di intervistare un importante ricercatrice, Jennifer Brandon, che ha fatto del problema della microplastica l'oggetto principale dei suoi studi. 



La dottoressa Brandon, biologa e oceanografa, ha sviluppato nel corso degli anni molti studi sull'inquinamento da plastica negli oceani e da tempo si adopera nella divulgazione scientifica e nella sensibilizzazione delle persone. Le testimonianze di un ricercatore possono essere una pietra miliare per evolvere e accrescere le possibilità di riparare al danno che abbiamo creato al nostro pianeta. 
Ne abbiamo parlato con lei e questo è ciò che ci ha detto: 


- Salve dottoressa Brandon, per noi è un grande onore poterla intervistare. Di cosa si sta occupando in questo periodo? Sta effettuando nuove ricerche?

Durante questo periodo, sto lavorando ad alcune nuove ricerche, ma siamo anche nella fase di sviluppo di alcuni progetti per cercare di rendere il modo in cui campioniamo e identifichiamo la plastica nell'oceano molto più velocemente. In questo momento, gli scienziati devono prendere una rete, raccogliere la plastica, filtrare l'acqua, riportarla in laboratorio e analizzarla pezzo per pezzo. È un processo molto lungo. Stiamo cercando di creare modi per eseguire alcune di queste analisi in mare, in modo da poter analizzare sempre più campioni molto più velocemente.


-  Lei è una famosa oceanografa e ha studiato l'inquinamento e i danni che le microplastiche stanno causando all'ambiente. Ci sono novità sull'argomento? E' stato scoperto qualcosa di nuovo?

Sono state fatte tante ricerche sulle microplastiche, il che è incredibile. Perché quando ho iniziato, c'erano pochissimi di noi che ci lavoravano, e ora ci sono sempre nuovi documenti. La nuova ricerca più preoccupante, per me, è il lavoro che mostra microplastiche nella nostra acqua potabile, acqua in bottiglia, sale marino, birra, frutti di mare e ora anche in alcune delle nostre verdure. È tutto intorno a noi, anche nell'aria che respiriamo! Viaggia nel vento, verso luoghi incontaminati come i parchi nazionali, il che è molto preoccupante. I parchi nazionali sono alcuni degli ultimi luoghi "non inquinati" sulla terra, eppure vengono rivestiti ogni giorno da microplastiche.




- Anche grazie al suo studio sulle Salpe si è sempre più capito che le microplastiche sono diventate, purtroppo, parte della nostra dieta quotidiana, portando quindi danni anche all'essere umano. Ma sull'uomo che effetti ha l'ingerimento, nel tempo, di materiali plastici?

Gli effetti a lungo termine dell'ingestione di microplastica sono ancora allo studio, non sappiamo con precisione quali effetti avrà su di noi. Ma conosciamo alcuni dei prodotti chimici della plastica, come il BPA, che può influenzare il nostro sistema endocrino e causare danni ai reni. Abbiamo visto tumori al fegato dei pesci per ingestione di plastica. Quindi c'è un potenziale per molti effetti collaterali negativi dall'ingestione di plastica, ma la ricerca è troppo nuova per dirlo con certezza.
Per saperne di più clicca (QUI)


- Purtroppo in tutto il mondo si sta vivendo questa pandemia da coronavirus e ognuno di noi ha fatto riflessioni e pensieri. Ma dalla sua esperienza, pensa possa esserci una relazione tra coronavirus e plastica? O meglio, i due hanno modo di relazionarsi e "potenziare" i loro effetti?

Penso che, sfortunatamente, il coronavirus stia riportando un ondata di plastica monouso. Le persone usano maschere e guanti usa e getta sia a casa che in negozio, mentre prima erano utilizzati prevalentemente in contesti medici e scientifici, in più non vengono smaltiti correttamente. Li stiamo già trovando, in numeri record, durante le pulizie di spiagge e sott'acqua. I negozi stanno temporaneamente sospendendo l'uso di borse e bicchieri riutilizzabili. E' una vera tragedia per tutto il duro lavoro messo la bando di alcuni di questi articoli. Addirittura alcune prove mostrano che il virus dura più a lungo sulla plastica rispetto alla maggior parte delle superfici.




- Qual è stata la motivazione che l'ha spinta ha diventare un oceanografa e poi a studiare le microplastiche?

Stavo studiando per diventare medico al college, ma alcune delle mie lezioni di ecologia hanno davvero attirato la mia attenzione: ero affascinata dall'idea che tutto ciò che diffondiamo nel mondo attraverso l'inquinamento ritorni in giro ed influisca sulla salute umana. Quando ho letto delle microplastiche, in uno dei primi articoli scritti al riguardo, non riuscivo a credere che tutta questa spazzatura fosse finita nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Quindi ho deciso di studiare per cercare di risolvere il problema.


- Lei crede che si siano fatti dei passi avanti concreti per ridurre la plastica o no? E la scienza può, secondo lei, aiutare a combattere questo problema?

Penso che siano stati fatti dei passi avanti concreti per vietare determinati prodotti e cambiare il comportamento dei consumatori attraverso l'istruzione. Penso però che occorra fare di più per ridurre la quantità di plastica che entra nell'oceano attraverso una migliore infrastruttura, un migliore riciclaggio e materiali nuovi e migliori. Si, la scienza e l'ingegneria sono il futuro della soluzione di questo problema e ho visto tanta innovazione in questo campo negli otto anni in cui ci ho lavorato.



- La lasciamo alle sue ricerche con la speranza che possa continuare ad aiutarci a scoprire di più su queste microplastiche. Però le vogliamo chiedere un ultima cosa: ha un appello da fare o qualche consiglio da dare a chi leggerà questa sua intervista?

L'inquinamento da plastica è veramente uno dei problemi ambientali in cui ogni individuo può fare una differenza enorme. Le tue abitudini di acquisto, dove scegli di fare acquisti, come smaltire i rifiuti, partecipare alle pulizie delle spiagge, aiutare a vietare gli articoli monouso nella tua città, ecc. Tutti i grandi processi di cambiamento che ho visto fare, in merito alla plastica, sono venuti dalla base, dalla comunità. Tutti noi abbiamo una grande voce per cambiare questo problema.


Ringraziamo la dottoressa Brandon per le importanti parole che ci ha lasciato e speriamo possa, insieme al suo team, scoprire cose nuove e soprattutto trovare soluzioni per aiutare tutti noi a risolvere il problema.

Ognuno può fare qualcosa! 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica  

mercoledì 20 maggio 2020

INCONTRI: COME LA PLASTICA STA INFLUENDO IN SUD AFRICA E NELLA SAVANA, CE LO RACCONTANO CHARLIE E SERENA DI "EVERSEENSA"


L'inquinamento da plastica è un problema globale che sta soffocando l'intero pianeta. Abbiamo deciso di portarvi in giro per il mondo per farvi vedere come è la realtà e come è possibile iniziare un cambiamento. Uno dei continenti più affascinanti al mondo è senza dubbio l'Africa, la terra dei leoni, degli elefanti e delle immense savane. Tramonti che spezzano il fiato lasciano in ogni viaggiatore un senso di profondo legame con la natura. Proprio per questo abbiamo deciso di portarvi le testimonianze da una terra lontana e meravigliosa, il Sud Africa. 

Ci siamo messi in contatto con Charlie e Serena, travel designer e fondatori di "EverseenSA". Loro sono due ragazzi, sud africano lui, italiana lei, che un bel giorno hanno deciso di fare della loro passione una ragione di vita. Hanno così fondato "EverseenSA" con la quale accompagnano i viaggiatori in esperienze bellissime a contatto con la natura e con la cultura locale.

La loro filosofia, che li rende a nostro avviso fantastici, è quella di coniugare l'esperienza del viaggio con la possibilità di aiutare il paese che si visita. Infatti cercano con tutte le forze, grazie a dei fondi su cui si può donare, di documentare e aiutare le associazioni locali che si occupano della salvaguardi dei rinoceronti che sono in grave pericolo di estinzione. Purtroppo il bracconaggio è un serio problema ed è una realtà che va assolutamente fermata! E noi cogliamo l'occasione per ringraziarli personalmente e pubblicamente per l'impegno che stanno mettendo in questo progetto.

Abbiamo così chiesto loro di raccontarci com'è la situazione dell'inquinamento da plastica in Sud Africa e questa è la loro testimonianza:

- Ciao Charlie e ciao Serena, vi seguiamo da tanto e conosciamo molto bene il vostro impegno con "EverseenSA". Vi vogliamo chiedere però come nasce questa idea? Chi di voi due è stato il primo a proporla?

Ciao Ragazzi! EverseenSA nasce dall’esigenza di lasciare un segno in questo mondo. L’idea è nata dopo il mio (Serena) primo viaggio in Sudafrica, terra natia di Charlie. Sono rimasta rapita dalla bellezza di questa terra ed insieme a Charlie abbiamo studiato un modo per poter condividere questa meraviglia con il maggior numero di persone. Da qui prende forma EverseenSA, la nostra compagnia di viaggi etici, basata sul rispetto per la nostra Terra,  per gli animali che la abitano e le comunità locali.  Io e Charlie pianifichiamo, organizziamo e accompagniamo i nostri ospiti nella più bella e indimenticabile esperienza di Safari in Sudafrica.

La nostra missione più importante legata ai nostri viaggi è proprio la conservazione e salvaguardia delle specie in pericolo di estinzione: siamo profondamente coinvolti nella protezione e salvaguardia dei rinoceronti africani, minacciati dal bracconaggio.

Attenzione spoiler!
Abbiamo in serbo nuovi progetti per il futuro, che ci porteranno oltre i confini del Sudafrica.


- Per quanto riguarda l'inquinamento da plastica, com'è la situazione li in Sud Africa? Avete avuto modo di scontrarvici?

In Sudafrica hanno iniziato da poco la campagna di sensibilizzazione verso il riciclaggio. Nelle aree più povere purtroppo questo concetto è ancora molto lontano e purtroppo il basso livello di educazione e la povertà, non permettono uno sviluppo efficace di consapevolezza dei temi rispetto all’inquinamento.

Devo dire però che nelle scuole ultimamente sono state inserite nei programmi, specifiche attività atte a sensibilizzare i più giovani sulle tematiche dell’ecosostenibilità.
Ultimamente anche EverseenSA ha fatto parte di un progetto di sensibilizzazione delle comunità rurali nei pressi del Kruger National Park e siamo riusciti a raccogliere più di 100 mila dollari da stanziare per "The Good Work Foundation" e "Care for Wild", con lo scopo di implementare la consapevolezza dei più giovani.


- C'è qualche episodio che vi è rimasto più impresso durante i vostri safari, sia per quanto riguarda la plastica e sia per ciò che non la riguarda? Raccontateci come DEVE essere la natura senza inquinamento in un territorio magico come quello in cui vivete voi.


Le aree destinate ai Safari sono gestite per lo più in modo privato, a parte il Kruger,  e il fatto che siano attività del settore terziario, richiede il coinvolgimento  e l’attiva partecipazione nel rispetto delle regole e nella mise en place di tutte le procedure per essere ecosostenibili.


Tutti i lodge che collaborano con noi devono essere ecosostenibili e devono limitare l’uso della plastica e provvedere con materiali alternativi per poter far parte del nostro portfolio.
Nella nostra proposta Vegan Safari, che come si può intuire, è la più GREEN di tutte, persino durante le pause brunch and coffee tutti gli utensili, le tazze, i contenitori sono 100% ecosostenibili e ci stiamo impegnando per portare questo concetto anche al di fuori della specifica proposta.
Quindi devo dire che la magia e la bellezza di questa terra è e rimane INCONTAMINATA. Nessun segno di inquinamento da plastica nella Savana.

Diversa è la situazione nei fiumi e nell’oceano su cui si affaccia Cape Town e la Garden Route. Qui purtroppo ci è capitato di fare i conti con spiagge piene di rifiuti e insenature coperte di strane schiume oleose.  Come ripeto, purtroppo le aree povere non hanno ancora sviluppato la sensibilità necessaria per cambiare vecchie e distruttive abitudini, ma ci stiamo lavorando.





- Per quanto riguarda invece lo smaltimento della plastica, come si è attrezzato lo stato Sudafricano? C'è una raccolta differenziata oppure i rifiuti vengono messi tutti insieme?



La raccolta differenziata è ancora a “macchia di leopardo” in Sudafrica: alcune aree sono veramente molto ben attrezzate, ma altre ancora sono molto indietro purtroppo.

Grazie! Safari Travel Outfit è la nostra pagina di ispirazione per chiunque voglia “sentire” e vivere l’atmosfera africana sulla propria pelle!  E’ una pagina destinata a chi sta pianificando il proprio Safari, a chi è già in contatto con noi per la prossima avventura, a chi, tornando a casa, non dimentica la magia di questi posti e vuole che diventi parte integrante del proprio stile.

Ci sono alcuni piccoli ma potenti accorgimenti che si possono adottare addirittura prima di partire.



- Sappiamo, e vi facciamo i più sentiti complimenti, che avete recentemente aperto "Safari Travel Outfit" e che alcuni capi proposti sono privi di plastica. Raccontateci di questa bellissima proposta che fate a chi vi segue.


Tutti i capi, le essenze e i prodotti che stiamo piano piano proponendo nella pagina sono plastic free. Prediligiamo l’uso di materiali naturali ed ecosostenibili e ci impegneremo perché sia così!


- Dalla vostra esperienza come viaggiatori e travel designer, che consigli dareste, per consumare meno plastica, alle persone che volessero venire a fare un viaggio con voi in Sud Africa?

I saponi: sono una delle cose essenziali, soprattutto per l’inquinamento dei fiumi e delle pozze d’acqua. Assicurarsi prima di partire, di comprare saponi e shampoo naturali, a base esclusivamente di prodotti naturali.

Gli abiti: prediligere fibre naturali come cotone, canapa e lana. Queste fibre vi proteggeranno sia dal freddo che dal caldo, mantenendo la vostra temperatura confortevole, in qualsiasi condizione climatica.

Evitate di comprare prodotti usa e getta (come rasoi, dosi monouso di creme o balsami e detergenti). Meglio comprare un kit in acciaio o altro materiale per il viaggio, che potrete riusare, e riempire i singoli contenitori con quello di cui avete bisogno.

Sosteniamo e continuiamo a farlo, i nostri amici di simplehero che sponsorizzano i nostri viaggi con borracce 100% ecosostenibili. L’acqua in Sudafrica è una delle più pure e pulite al mondo e anche quando sarete nel mezzo della Savana, il vostro lodge provvederà con acqua pulita e potabile grazie ai sistemi di microfiltraggio, obbligatori per legge.


- Prima di salutarvi vi vorremmo chiedere si vi va di fare un appello ai nostri lettori.

Certamente!
Ricordatevi sempre che non siamo padroni di questa Terra. Siamo ospiti privilegiati, e in quanto tali, Le dobbiamo rispetto e amorevole attenzione. I nostri viaggiatori sanno bene che per continuare a poter godere di queste bellezze e di tutti gli animali dobbiamo salvaguardarli e proteggerli.
Non abbiamo bisogno di fare gesti plateali, ma ogni piccolo gesto quotidiano conta, ogni piccola decisione nella direzione giusta può riportare il mondo ad essere un posto rigoglioso e ricco di diversità e meraviglia.

E noi saremo sempre in prima linea per impegnarci a rispettarlo al meglio.





Ringraziamo di cuore Charlie e Serena per il loro contributo, sono due ragazzi fantastici e speriamo un giorno di poterli andare a trovare a casa loro, in Sud Africa, per conoscerli di persona e per documentare, tramite i nostri canali, i problemi che il bracconaggio e la plastica stanno causando. Crediamo fermamente nel valore delle testimonianze che ci portano i viaggiatori. Crediamo fermamente che siano di grande aiuto per far capire meglio cosa succede sul nostro pianeta.


"Una volta che si visita questa terra, non puoi più tornare indietro. I suoi profumi, colori e panorami ti riempiono il cuore, come se lo espandessero di una grandezza non misurabile in unità, ma solo in emozioni"
- Serena & Charlie
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 13 maggio 2020

INCONTRI: 2 ANNI X 33 PAESI = ECCO IL MONDO DI "PLASTICA" RACCONTATO DA FEDERICA E ANDREA DI "TRIP N' ROLL"

Come ben sapete, abbiamo deciso di portarvi le testimonianze di tutte quelle persone che hanno a cuore la salute del nostro pianeta e che delle sue meraviglie se ne sono innamorate. Parliamo con loro in modo tale da poter comprendere e farvi scoprire sempre di più com'è la reale situazione del nostro pianeta. Vogliamo guardare il mondo attraverso gli occhi di esperti viaggiatori. Vogliamo conoscere la salute della natura che ci ospita dalle esperienze di quei sognatori che un bel giorno hanno deciso di mollare tutto e partire per terre lontane. Proprio per questo vi vogliamo presentare due grandi sognatori, due "matti" secondo alcuni, che un giorno, in cerca della loro felicità, hanno mollato i rispettivi lavori e zaino in spalla hanno fatto il giro del mondo.
Loro sono Federica e Andrea di "Trip N Roll", una bellissima coppia di Milano che per più di due anni ci ha fatto sognare grazie alle loro avventure. Nel loro viaggio intorno al mondo sono riusciti a visitare ben 33 paesi, hanno vissuto esperienze fantastiche e sono arrivati a toccare i cuori di molte persone.

DOVE POTERLI SEGUIRE:

Instagram: http://instagram.com/trip.n.roll

Facebook:http://facebook.com/tripnrollvlog

YouTube:  http://youtube.com/c/TripNRollItsNeverTooLate

Proprio per la loro grande esperienza abbiamo deciso di intervistarli e di portarvi la loro testimonianza sull'inquinamento da plastica che sta soffocando il pianeta.
Questo è ciò che ci hanno raccontato:

- Sappiamo che ora, a causa del Covid-19, siete stati costretti ad effettuare la quarantena in Brasile, come la state vivendo?

Noi qui in Brasile stiamo bene, ovviamente siamo un po' dispiaciuti di non essere riusciti a tornare a casa il 19 aprile, però siamo stati anche fortunati, perché da metà marzo una famiglia italiana ci ha accolti e ci sta tutt'ora ospitando da quasi due mesi. Stiamo in un paesino sul mare, Porto Das Dunas, isolato, tranquillo e lontano dalla grande città che è Fortaleza o San Paolo, dove invece è scoppiato il panico. Quindi stiamo tranquilli e al sicuro. Stiamo sfruttando questa quarantena per riposarci un po' dopo più di due anni in viaggio. Stiamo tutti insieme, condividiamo le giornate e solo Andrea e il capo famiglia escono per fare la spesa. Non ci possiamo lamentare.


- Lo stato Brasiliano sta adottando misure per contrastare il problema dell'inquinamento da plastica o no? Perché sappiamo che il presidente Bolsonaro non è proprio il più grande ambientalista della terra.

Il Brasile, purtroppo, crediamo sia uno degli ultimi dell'America latina per quanto riguarda il problema dell'inquinamento da plastica. Qui non esiste la raccolta differenziata e non hanno neanche l'intenzione di farla. I cittadini non hanno la mentalità e i supermercati usano moltissime buste di plastica, anche molto piccole,  per incartare tre cose che poi vengono di nuovo messe in un altro sacchetto. Possono usare anche 120 buste di plastica per la spesa di una sola persona. Hanno addirittura il ragazzo che te le prepara alla cassa. Che poi è "incredibile", se ci pensiamo, che se anche facessero la raccolta differenziata non esisterebbero le infrastrutture per il riciclo. Però purtroppo, come dicevamo prima, non c'è proprio la mentalità. Anche se in Asia è molto peggio.



- Nel vostro giro del mondo, avendo visitato 33 paesi differenti, qual'è secondo voi quello più attento all'inquinamento da plastica? E quale quello meno? Avete qualche episodio da raccontare?

Non ce lo aspettavamo, perché si trova in Centro America, ma il migliore in assoluto è il Costa Rica. Sicuramente ce ne sono di migliori tra quelli che abbiamo visto, ma il Costa Rica è quello che ci ha più sorpreso. E' un paese che si alimenta quasi al 100% con energia rinnovabile, è sicuramente il più "green" che abbiamo visitato. Leggevamo, un po' di tempo fa, un articolo che diceva che entro il 2021 vorrebbero eliminare tutta la plastica monouso, quindi bicchieri, cannucce, buste ecc. Loro lo fanno anche per salvare la biodiversità del paese che è una delle più grandi del mondo, infatti è pieno di parchi nazionali e animali protetti. Da questo punto di vista il Costa Rica sta dando lezione a tutta l'america latina. Tra le altre cose, li le grandi aziende vengono incentivate dallo stato a ridurre, se non addirittura a cancellare proprio l'utilizzo della plastica. Il peggiori di tutti invece si trovano in Asia, li proprio se ne fregano completamente, non c'è ne mentalità ne buon senso. Tanta gente butta per terra di tutto, lasciano i rifiuti li per strada e non capiscono, incomprensibilmente, che i rifiuti non spariscono da soli. E' incredibile! Tra le peggiori c'è l'Indonesia, che ci ha lasciato proprio a bocca aperta, perché li è proprio tutto natura e c'è lo schifo.

 A Bali ci sono spiagge enormi ricoperte di plastica e rifiuti tanto da non poterci proprio camminare. Veramente uno schifo e una delusione incredibile; anche perché ci sono tantissime bellezze, eppure li zero, è veramente un problema. Poi ovviamente Cina e India, però stiamo parlando di paesi che hanno più di un miliardo di persone e anche quello indubbiamente conta. L'India ha la scusa della povertà, perché li c'è veramente tanta gente che vive per strada, però è comunque allucinante. Secondo noi Cina e India insieme producono la metà dei rifiuti plastici mondiali. Noi l'abbiamo visto con i nostri occhi, durante questo viaggio, che il problema della plastica è grande; pensavamo fossimo noi europei quelli incivili ma in realtà siamo quelli che almeno con la testa ci stanno provando. Bisognerebbe, però, partire dai "piani alti" e insegnarlo, man mano, ai piani un po' più "bassi". Bisogna che i giovani, che hanno la mentalità più aperta, cambino e lo insegnino ai loro figli. Ad esempio, se Bolsonaro che è il presidente di questo grande paese, se ne sbatte, perché il popolo dovrebbe fregarsene?!

Un altro  episodio che ricordiamo è quando in Thailandia, mentre ci stavamo imbarcando per raggiungere l'isola di Koh Samet, un membro dell'equipaggio thailandese che stava mettendo dentro le valigie e gli zaini dei passeggeri, ad un certo punto, terminata la birra che stava bevendo l'ha lanciata in mezzo al mare come se nulla fosse. Noi ci siamo incavolati molto oltre a essere rimasti sbalorditi da questo comportamento.




COSE' LA PLASTICA? Informati QUI



- Avendo visto i vostri video su Youtube abbiamo capito che siete rimasti molto legati al Giappone, una nazione che vi ha molto colpito. Ma per quanto riguarda l'inquinamento da plastica, com'è la situazioni li? Come sono organizzati per la raccolta differenziata?

Nonostante il Giappone sia il nostro paese preferito, con il problema della plastica sono in dietro e questa cosa ci ha stupito molto. La usano tantissimo per imballare il cibo nei loro 7 Eleven e nei supermercati, anche perché, ad esempio i sacchetti di plastica, sono gratuiti a differenza dell'Italia. La raccolta differenziata c'è e loro sono molto precisi, il problema è che ne usano veramente troppa. Sono stati addirittura ripresi dagli altri paesi durante il G20, che si è tenuto proprio in Giappone, perché devono assolutamente ridurre e limitare l'uso della plastica. Hanno anche preso degli accordi per farlo, speriamo ci riescano, anche perché sono avanzatissimi in tante cose e sarebbe un brutto colpo se non riuscissero a rispettare questi accordi.




- Durante i trekking e le escursioni che avete svolto in giro per il mondo vi è mai capitato di imbattervi in questo problema? Avete qualche episodio che vi è rimasto particolarmente impresso?

Sicuramente niente a che vedere con le spiagge e con le grandi città, pero' si, ci è capitato anche durante i trekking in giro per il mondo di trovare sempre qualche rifiuto di plastica: bottiglietta, busta ecc. Tranne in Nuova Zelanda, che grazie a Dio, insieme alla Patagonia, sono tra i pochi territori ancora incontaminati. Addirittura in Nepal, durante il trekking per raggiungere il campo base alle pendici dell'Everest, ci sono stati problemi con i rifiuti tanto da portare il governo a chiudere per qualche periodo l'accesso ai turisti. Pazzesco! Una cosa che ci è successa, le stories in evidenza su Instagram possono confermare, è quando abbiamo fatto il trekking di cinque giorni nelle Ande Peruviane, dove ogni giorno raccoglievo in un sacchetto nel mio zaino, tutta la spazzatura che trovavo lungo il cammino. A fine giornata, mentre eravamo in tenda, facevamo le stories mostrando quanta spazzatura avevamo raccolto quel giorno e ricordavo alle persone di non essere così incivili, di portarsi i propri rifiuti dietro e che non succede nulla se li si lascia all'interno del proprio zaino e poi li si butta quando si ha un bidone della spazzatura a disposizione.  




- Prima di salutarvi vi vogliamo fare ormai la nostra consueta domanda di chiusura: Avete dei consigli da dare, un appello da fare o semplicemente qualcosa da dire a chi leggerà questa intervista?

Si assolutamente! Ormai le informazioni sul come ridurre il consumo di plastica sono state dette e ridette, si trovano ovunque, usare borse di tela, la borraccia ecc. Siamo però arrivati ad un punto in cui dobbiamo fare un passo in più, cioè dobbiamo impegnarci a far capire anche alle altre persone di cosa si sta parlando. Dobbiamo parlarne, dobbiamo avere dei confronti con i familiari e con gli amici. Tutti abbiamo l'amico ignorante che dice "io non ho voglia, tanto che differenza fa?!", tralasciamo che è un nostro amico con cui non vogliamo litigare, perché invece è giunto il momento proprio di scaldarsi, di alzare la voce, con educazione ovviamente. Noi che abbiamo capito quanto è veramente grave il problema, dobbiamo batterci, dobbiamo far capire anche alle persone che ci circondano che bisogna dire basta a tutta questa plastica. E' importante arrivare anche ad una sola persona, perché vorrà dire che tutto l'impegno che ci abbiamo messo è servito a qualcosa e forse, quella persona farà altrettanto e così raggiungeremo ancora più persone.

Tu che stai leggendo questa intervista, battiti, sempre, non avere paura di dire quello che pensi e quello che provi. Il mondo ha bisogno di persone che si battano per lui. Non arrenderti se qualcuno ti dice che non gli interessa, tu vai avanti, basterà arrivare a pochi.

Per quanto riguarda noi, che stiamo in giro per il mondo da più di due anni, usiamo sempre le borracce, abbiamo smesso di usare le bottiglie di plastica. In più abbiamo sempre nello zaino una sacchetta di tela con la quale andiamo a fare la spesa. Siamo proprio all'ABC, però è già qualcosa, considerando che molta, troppa gente, non fa nemmeno quello. Quindi per favore fate attenzione, nel vostro piccolo, all'ambiente. Non usate plastica inutile.




Ringraziamo di cuore Federica e Andrea per la gentilezza e la disponibilità dimostrata, sono dei ragazzi fantastici e speriamo un giorno di poterli incontrare di persona per poterci parlare più liberamente e approfonditamente. Sarà bellissimo poter ascoltare le loro storie. Al momento questa è la loro testimonianza sul grave problema che l'inquinamento da plastica è per il nostro mondo. Confidiamo, cari lettori, che questi racconti vi portino a riflettere sempre di più su quanto è importante fare un cambiamento.
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 29 aprile 2020

INCONTRI: IL FIGLIO DELL'OCEANO, SERGIO BAMBAREN


Come è tristemente noto l'inquinamento da plastica è un problema che interessa in particolar modo gli oceani e le sue creature. E' li che la plastica reca più danni, soffocando i coralli, uccidendo ogni essere vivente che ci vive e che dal mare trova sostentamento. Come detto in un precedente post, è stimato che nel 2050 ci sarà nell'oceano più plastica che pesce se non fermiamo questo uso sconsiderato dei materiali plastici. Molti pensano che solo balene, tartarughe e pesci siano le vittime di questo problema, ma purtroppo non è così. Infatti ogni creatura, in un modo o nell'altro, è in pericolo; anche l'uomo stesso. E' stimato che quasi la totalità degli uccelli marini contiene nel proprio corpo dei pezzi di plastica. Sono tantissimi infatti i ritrovamenti lungo le coste di carcasse decedute a causa dell'ingerimento di materiali plastici. Il mare, vero polmone della terra, è quello che più di tutti dobbiamo con tutte le forze tutelare e salvare.

Proprio per questo abbiamo deciso di chiedere a una persona molto speciale, una di quelle persone che al posto del sangue hanno l'acqua di mare. Per molti è considerato un figlio dell'oceano, perché da anni si batte per la sua tutela e salvaguardia. Stiamo parlando dello scrittore ed esperto surfista Sergio Bambaren, noto in tutto il mondo per i suoi libri che si rivolgono direttamente all'anima delle persone; Il mare e le sue creature sono sempre al centro dei suoi lavori, i quali spesso vengono usati come una splendida metafora. Personalmente siamo molto legati a lui perché è anche grazie alle sue parole che questo progetto ha trovato il coraggio di nascere.
Quindi chi meglio di lui sa dirci cosa c'è li nel profondo blu?!

- Ciao Sergio, vogliamo iniziare con il dirti che per noi è un onore poterti intervistare per la nostra pagina. Siamo dei tuoi appassionati lettori e abbiamo pensato subito a te per aiutarci a dare voce in questa battaglia contro l'inquinamento degli oceani dalla plastica. Tu sei una persona che si batte molto per questo, cosa pensi quindi di questo problema? E' veramente così grave?

Innanzitutto, è un onore per me essere invitato, grazie mille. Si, il problema è enorme e sta peggiorando. Sebbene molti paesi stiano riciclando tutta la plastica che possono ci sono purtroppo  delle materie che non possono essere riciclate; in più i paesi poveri hanno un riciclo minimo o nullo. In tutto ciò il peggio deve ancora venire! Si avrà un enorme ripercussione sugli oceani e sugli animali che vi abitano e, alla fine, diventerà un problema per l'umanità.


- Nei tuoi viaggi e nelle tue uscite con la tavola da surf ti sarà capitato di imbatterti in questo problema, puoi raccontarci cosa hai pensato in quei momenti? Cosa ti diceva il cuore?

Vera tristezza! Stiamo distruggendo il nostro ambiente e pochissime persone si preoccupano. E' triste andare a fare surf e vedere la plastica fluttuare tutt'intorno, ma è ancora più  triste quando si guarda un leone marino che soffoca lentamente, intrappolato con una plastica da birra da sei pacchi nel collo, o guardando un delfino morto nel mare e, quando lo aprono per fare l'autopsia, il 50% del cibo trovato nel suo stomaco è di plastica. Lo stesso accade con le tartarughe, balene, squali, persino gabbiani e uccelli oceanici. E' frustrante! 
Molto ha a che fare con l'avidità degli essere umani e fino al giorno in cui ci renderemo conto che non possiamo bere benzina o mangiare plastica o soldi niente cambierà. La plastica è fondamentalmente un derivato della benzina e l'avidità è uno dei peccati più gravi di molti esseri umani.   


- Noi sappiamo del legame profondo che hai con l'oceano, ma come nasce questa cosa? Che sensazioni ti da "parlare" con lui?

Più che parlare ho sempre ascoltato l'oceano. E' il mio migliore insegnate e amico. Posso solo ascoltarlo con il cuore, non con la mente. E' successo per tutta la vita, ma con gli anni la voce è diventata più chiara e più forte. Questa connessione diventa sempre più forte mentre ascolto la musica della natura e non il rumore della vita quotidiana.


- Hai due momenti, uno positivo e uno negativo, che per te sono stati più significativi nella tua vita a contatto con le creature marine?

Ci sono stati tantissimi momenti... immagino che il più felice sia stato quando sono riuscito a togliere le reti che avevano impigliato un cucciolo di megattera a meni nude, mentre sua madre era rimasta a circa dieci metri di distanza a guardare. Quando finalmente riuscii a togliere l'ultimo pezzo di rete ero esausto, eppure il cucciolo e sua madre rimasero con me per un'ora, finché furono sicuri che stessi bene. Il momento peggiore invece è stato quando stavo tagliando una rete da strascico, per liberare alcuni delfini e tartarughe da morte certa, e hanno iniziato a sparare contro di me e un mio amico con delle pistole dalla nave da pesca. Abbiamo pensato che non saremmo mai fuggiti vivi. 





- C'è uno dei tuoi libri che ti rappresenta di più o che ti sta più a cuore?

Immagino che ce ne siano due: "Il Delfino"e "Il Messaggero", che è già stato pubblicato in tedesco e uscirà quest'anno in spagnolo, italiano e inglese. Sono due libri che ho scritto direttamente dal cuore, come una catarsi. Le parole di questi due libri non mi sono mai passate per il cervello, era solo la voce del mio cuore. Così semplice. 


- Sappiamo che sei una persona sempre molto impegnata e quindi non vogliamo disturbarti troppo, ma vogliamo chiederti un ultima cosa: a cuore aperto, cosa ti senti di dire a chi leggerà questa intervista?

Cosa ha imparato un umile essere umano dalla vita: "Vivi sempre, non esistere solamente. Sii invece di avere; e se hai condividilo con gli altri. La vita e il tuo tempo sono le uniche cose che possiedi veramente in questa vita, il resto è preso in prestito. Ma soprattutto, non lo dimenticare mai: è semplice vivere una vita felice,  il trucco è rimanere semplici per tutta la vita!".
Possano i tuoi sogni diventare realtà, sempre. 




Vogliamo ringraziare di cuore Sergio Bambaren per la bella intervista che ci ha lasciato. Noi, come lui, siamo determinati a continuare questa battaglia perché sappiamo che non c'è più tempo da perdere e bisogna fare tutto il possibile per tutelare il nostro pianeta. La plastica è un problema reale per i nostri mari e le sue creature e sta a noi aiutarli e proteggerli visto che siamo tutti responsabili di questo problema.


" L'universo non ti darà mai un compito gravoso senza darti l'opportunità di portarlo a termine"
- Sergio Bambaren

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

venerdì 24 aprile 2020

INCONTRI: PLASTICA, TESTIMONIANZE DAL MONDO CON CLAUDIO PELIZZENI DI TRIP THERAPY

Ogni viaggio si sa, ti lascia dentro qualcosa, il più delle volte sono belle emozioni che ti fanno sorridere appena le ricordi. Può però anche capitare di ritornare a casa e pensare con rammarico a delle situazioni vissute nel viaggio appena concluso, ma sempre, in ogni caso, queste esperienze resteranno dentro di te e faranno parte dell'immenso bagaglio della tua vita. Una persona che ha deciso di riempire d'esperienze il suo bagaglio, o meglio il suo zaino, è sicuramente Claudio Pelizzeni.

Claudio è uno dei più famosi travel blogger in Italia, ha fatto il giro del mondo senza aerei ed ha intrapreso tantissimi altri viaggi che lo hanno fatto diventare un autentico "cittadino" del mondo. Ha fondato Trip Therapy, la terapia del viaggio, che per Claudio ha significato la ricerca della felicità facendo ciò che amava di più, ovvero viaggiare. Un percorso mentale, fisico e spirituale che lo ha portato, nel tempo, a girare mezzo globo con gli occhi di chi sa che seguire i propri sogni è l'aspetto fondamentale per vivere al meglio la vita che abbiamo; l'unica.
Quindi chi meglio di lui può portarci testimonianze dei problemi che sta generando la plastica in giro per il mondo?!
Questo è ciò che ci ha detto Claudio:

- Ciao Claudio, noi siamo dei tuoi grandi estimatori, ti abbiamo seguito durante il tuo giro del mondo senza aerei e quindi abbiamo subito pensato a te per questo progetto. Siamo sicuri che una tua testimonianza di com'è la situazione nel mondo posso essere di grande valore. Quindi iniziamo con il chiederti cosa pensi tu del problema dell'inquinamento da plastica, se è reale o è solo una fantasia degli ambientalisti.

Indubbiamente è un problema reale e purtroppo a livello mediatico non è neanche sufficientemente raccontato. Io ho cercato qualche volta nel mio blog di raccontare l'altra faccia dei "paradisi". Mi ricordo per esempio alle Maldive, dove un lato dell'isola era completamente pulito, ovviamente quello dove c'erano le guest house, mentre l'altro era pieno zeppo di plastica. Lo raccontai anche quando arrivai a Utila, un isola in Belize, dove una spiaggia in cui le tartarughe dovevano deporre le uova era diventata una vera e propria discarica. Una cosa curiosa fu quando attraversai l'Oceano Pacifico a bordo di un cargo mercantile, mi capitò di chiedere al capitano se avesse mai incrociato la famosa "Isola di Plastica". Lui mi disse che non l'aveva mai vista, non aveva mai avuto un contatto con essa e che addirittura si stava chiedendo se effettivamente potesse esistere oppure no. Poi in realtà se uno fa una verifica lo vede che è assolutamente veritiera.
Quindi il problema dell'inquinamento da plastica è fortissimo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo del terzo mondo. Non hanno la cultura di fare qualcosa, un pò come nei primi anni ottanta, solo che siamo nel 2020. Quindi sarebbe il caso che i governi facessero qualcosa, soprattutto in paesi come India, Nepal e Africa, dove la plastica è un grosso problema.

- Durante i tuoi viaggi cosa hai potuto osservare in giro per il mondo? Qual'è stato il paese che hai visitato che secondo te ha più problemi legati all'inquinamento della plastica e quale invece è quello che ne ha meno e cerca di fare qualcosa?


Senza dubbio i peggiori sono due: India e Cina, dove la plastica presente nei fiumi crea delle dighe che provocano delle esondazioni, il  che è veramente una follia! Mentre, dal mio punto di vista, uno dei luoghi migliori è l'Australia, dove c'è molto rispetto e soprattutto molta educazione alla raccolta differenziata. Li puoi vivere "plastic free", perché ci sono proprio degli stimoli che possono farti comportare in maniera virtuosa; ad esempio nei supermercati non ci sono buste, per fare la spesa devi portarti le tue oppure usare i cartoni. Poi ci sono realtà più piccole dove la plastica è proprio vietata. Ad esempio nelle Isole Adamane, in India, che è paradossale, ma li la plastica è completamente vietata. Come questa ce ne sono altre di realtà dove non è consentito vendere la plastica, però sono piccolissimi posti. Anche in Bhutan la plastica è gestita molto bene, ce n'è poca e soprattutto non viene buttata nella natura. Però è un paese un pò particolare ed è difficilmente replicabile il suo modello nel resto del mondo.





- Hai qualche episodio da raccontaci che ti è rimasto particolarmente impresso?


Non dimenticherò  mai quando vidi la gestione della plastica in Nepal, dove praticamente a fine giornata veniva raccolta e gettata in un angolo per essere bruciata senza alcun senso o logia, creando fumi tossici e generando così ancora più inquinamento. Mi è veramente rimasta impressa questa cosa e da allora cerco di stare un pò più attento e soprattutto di sensibilizzare, nel mio piccolo, ad avere un comportamento più responsabile. E' così nei miei viaggi organizzati, dove cerco di portare i miei gruppi di viaggiatori ad utilizzare meno plastica possibile.


- Sappiamo che sei un ottimo sub, hai fatto molte immersioni e sicuramente ti sarai imbattuto in questo problema. Com'è la situazione la sotto? cosa ci raccontano gli oceani?


Si hai detto bene, mi piace molto la subacquea. Fortunatamente le immersioni organizzate sono generalmente in parchi marini, quindi li il problema della plastica è molto ridotto e non si hanno contatti diretti così spaventosi. Però è presente anche li e queste sono cose tristi. Perché è anche capitato di vedere porta lattine incastrati nel collo delle tartarughe, però in generale è raro in circostanze di subacquea. Secondo me invece è diverso per chi si immerge, ad esempio per lavoro, in zone che non sono parco marino, li credo ce ne sia veramente tanta. E fa male, molto male!





- Oltre al giro del mondo senza aerei ti sei cimentato anche nel fare il famoso cammino di Santiago partendo dall'Italia, da casa tua, sposando un voto di silenzio. Abbiamo letto entrambi i tuoi libri e sappiamo quanta forza di volontà c'è voluta per portare a termine questi progetti. Pensi che per iniziare a combattere un problema così serio come l'inquinamento da plastica serva una determinazione così forte o basti organizzazione?


Ormai credo che il problema della plastica abbia raggiunto delle dimensioni tali per cui ci vuole sicuramente organizzazione, ma ci vuole anche una fortissima determinazione e secondo me anche delle pene severe. Bisogna attuare una politica davvero pesante ed estremamente penalizzante per chi inquina con la plastica, in maniera più assoluta. Non basta più solo l'organizzazione, è troppo grande il problema a livello mondiale, dobbiamo iniziare ad evitare il più possibile plastica. Ho visto che ci sono fortunatamente dei negozi che si stanno spostando verso politiche "plastic free" e questa è la direzione in cui dobbiamo andare. Attenzione però, il non utilizzo della plastica comporta l'utilizzo di altri materiali, quindi bisogna valutare bene l'impatto nell'ecosistema mondiale di queste alternative, soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento.


- Non vogliamo toglierti altro tempo, però vorremmo chiederti un ultima cosa: Hai qualche consiglio o un appello da fare ai viaggiatori di domani?


Guarda in questo caso secondo me basta poco, perché credo che i viaggiatori si rendano bene conto del problema che la plastica sta causando al mondo e alla natura. Basta semplicemente una cosa: partire con una bella borraccia in alluminio, in modo tale da non dover comprare bottigliette di plastica. Questo è già un buon passo. Dopo di che credo che viaggiando, giorno dopo giorno, la sensibilità aumenterà e di conseguenza si starà sempre più attenti a non utilizzare plastica. Poi non so se un giorno si arriverà a vivere "plastic free", perché purtroppo è molto difficile, ce n'è troppa ovunque e in qualsiasi cosa.




Ringraziare di cuore Claudio per la grande disponibilità dimostrata è il minimo che possiamo fare. Siamo felicissimi di aver potuto ascoltare le sue testimonianze e speriamo servano a voi lettori per capire sempre di più la strada che dobbiamo necessariamente prendere.
Aiutiamo il nostro pianeta, ne ha un disperato bisogno.
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

venerdì 17 aprile 2020

INCONTRI: NELL'ESTREMO NORD CON ELISA POLINI DI "UN VIAGGIO INFINITE EMOZIONI"

Nella nostra rubrica "Incontri" vogliamo ora portarvi ai confini del mondo, dove la natura regna sovrana e dove il ghiaccio ne è il padrone; vi vogliamo portare nella casa dell'orso polare, delle foche e dei narvali, dove le balene vivono prima di iniziare il lungo viaggio che le porterà mesi dopo in zone più temperate.
Solo poche persone possono permettersi di chiamare quei posti casa e una di queste è senza dubbio Elisa Polini, fondatrice di "Un Viaggio Infinite Emozioni", che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
Ad Elisa, grande esperta di viaggi in territori polari, abbiamo voluto chiedere come fosse la situazione dell'inquinamento da plastica in quei luoghi, perché ci siamo accorti che è opinione comune pensare che ciò che succede vicino a noi non può arrivare in zone così remote e viceversa. Spesso abbiamo sentito dire che è impossibile che una bottiglia di plastica che viene gettata, ad esempio, in Portogallo possa arrivare in Alaska, o che l'inquinamento di un fiume cinese non possa creare problemi in Italia. Ma questa, fidatevi di noi, è una gran cazzata!
A molte persone, vuoi per disinformazione, vuoi per mera ignoranza, non è chiaro il processo di legami e interconessioni che ci sono in natura e quindi viene tutto pericolosamente sottovalutato.
Ne abbiamo parlato con Elisa e questo è quello che ci siamo detti:

- Ciao Elisa, innanzitutto dobbiamo dirti che per noi è un infinito piacere poterti intervistare. Ti seguiamo da tanto tempo e ci piace tantissimo quello che fai, crediamo che la tua pagina sia una delle più belle del settore per contenuti e modi con cui ti rivolgi al tuo pubblico. Quindi complimenti! Volevamo quindi sapere come nasce questa tua passione per le regioni polari e cosa ti ha spinto ad aprire "Un Viaggio Infinite Emozioni".

Ciao, grazie mille per i complimenti e grazie per avermi coinvolta in questo vostro splendido progetto. La passione per le terre polari ce l’ho nel sangue sin da quando ero bambina. Mentre i miei amici guardavano i cartoni animati più famosi, io ho sempre guardato cartoni e documentari che parlavano di questi splendidi angoli di mondo. Ne sono sempre stata affascinata. Crescendo mi sono ripromessa di andare a visitare i luoghi che tanto mi facevano sognare quando ero piccola così, appena ne ho avuto la possibilità, ho prenotato il mio primo viaggi nell’Artico. È stato in Lapponia, una terra che amo profondamente, e da allora sono tornata tante altre volte lassù. Ho raggiunto e superato l’80° parallelo Nord e mi sono spinta anche nel remoto sud, fino all’Antartide.
Un Viaggio Infinite Emozioni nasce un po’ per gioco, spinto dai tanti complimenti di chi ci segue da tanti anni sui social. È nato a metà 2016 e parla principalmente delle zone dell’Artico e dell’Antartide, ma trattiamo anche viaggi on the road e zaino in spalla nel resto del Mondo. È nato con l’intento di condividere informazioni utili per altri viaggiatori, riuscire a trasmettere emozioni e a far sognare con le nostre fotografie e spingere i nostri lettori a realizzare i propri sogni.
Con il tempo è diventato un vero e proprio progetto e lavoro, raggiungendo ottimi risultati, e ne andiamo molto fieri. Oggi Un viaggio infinite emozioni è diventato un punto di riferimento per chi desidera conoscere l’Artico, non solo paesaggisticamente parlando, ma approfondendo la sua storia, le sue problematiche, le varie culture e i vari popoli che vi abitano. Negli anni la nostra esperienza ci ha portato a scrivere una guida di viaggio cartacea sulla Norvegia e a realizzare tre diversi progetti:

-  Artico, un Mondo da proteggere oltre il Circolo Polare Artico e Antartide, un Mondo da proteggere oltre il Circolo Polare Antartico: due progetti con i quali ci impegniamo a sensibilizzare la maggior parte delle persone sul tema del riscaldamento globale e dell’inquinamento da plastica e ci impegniamo ad informare e rendere più consapevoli i nostri lettori che intendono visitare questi posti.

- People of the Arctic: una raccolta di reportage con la quale raccontiamo la dura vita che svolgono gli abitanti dell’Artico, le loro tradizioni e la loro storia.

- Come sai noi siamo particolarmente sensibili al tema dell'inquinamento da plastica e ti volevamo chiedere cosa ne pensi al riguardo. E' un problema reale secondo te o è solo, come dice certa gente, "una moda" passeggera parlare di questo? Perché purtroppo a noi è capitato di sentire anche questo.

Purtroppo molta gente non ha ancora capito l’entità del problema legato all’inquinamento da plastica e di frasi come quella che avete ricevuto se ne sentono ancora troppe.
Oltre 300 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno, la metà delle quali viene utilizzata per progettare articoli monouso come borse per la spesa, piatti, posate, bicchieri e cannucce di plastica. Di queste, almeno 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nei nostri oceani ogni anno. L’inquinamento da plastica esiste, è reale ed è dannoso, sia per le persone sia per l’ambiente che ci circonda. Prima se ne prende consapevolezza, prima si può provare a fare qualcosa per salvare la nostra casa, la Terra.

- Nei tuoi viaggi ti è capitato di imbatterti in questo problema? Com'è la situazione nelle zone polari? La plastica è arrivata anche li?

Purtroppo si, la plastica è arrivata anche nell’Artico, e di questo ho avuto modo di parlarne con diverse guide e ricercatori durante le mie spedizioni. Le coste delle Svalbard, ad esempio, sono raggiunte giornalmente da una quantità elevata di rifiuti, la maggior parte dei quali sono di plastica. A tal proposito è stata avviata l’iniziativa ‘Clean Up Svalbard’ in cui ricercatori, abitanti e volontari si adoperano per ripulire le spiagge da questi rifiuti. Durante la mia ultima spedizione lassù ho avuto modo di prendere parte ad una pulizia delle spiagge e non mi sarei mai aspettata di raccogliere così tanti rifiuti. 
L’Artico purtroppo è interessato anche da un’altra problematica ambientale: il riscaldamento globale. Lassù si verifica un riscaldamento maggiore, quasi doppio, rispetto al resto del pianeta e le conseguenze sono davvero allarmanti. Tutto ciò che succede nell’Artico, e in Antartide, si ripercuote sul resto del pianeta. Basti pensare a zone come la Groenlandia o le Svalbard che negli ultimi anni hanno perso enormi quantità di ghiaccio, all’inverno che in Lapponia arriva sempre più tardi oppure agli incendi che l’anno scorso hanno distrutto la taiga siberiana, e di esempi così se ne possono fare tanti altri. Sicuramente alcune situazioni sono dovute ai normali cicli della Terra, si sono verificate anche in passato, ma la situazione è davvero allarmante e la si può toccare con mano.

- Considerata l'elevata importanza che l'Artico ha sul pianeta e considerata anche la tipologia di fauna che ci vive, che impatto può avere secondo te l'inquinamento da plastica in quelle zone?

L’inquinamento da plastica, sommato al riscaldamento globale, può avere conseguenze davvero drammatiche sulla fauna che abita nell’Artico, ma anche sulle popolazioni autoctone. La plastica purtroppo inquina l’habitat di molti animali, alterandolo, o addirittura mettendo in pericolo la loro stessa vita. L'inquinamento da plastica tra l’altro è il problema più diffuso che colpisce l'ambiente marino. Basti pensare agli animali che popolano gli oceani, i quali ingeriscono microplastiche rischiando di soffocare o restano intrappolati in detriti di plastica, che gli causano gravi lesioni o li portano addirittura alla morte. Tutto questo ha ripercussioni anche sulle popolazioni indigene dell’Artico, la cui salute viene compromessa dalla qualità del cibo che mangiano. Molte popolazioni vivono tuttora di caccia e pesca. Ma la plastica non è l’unico problema. Parlando con delle guide locali, ci hanno raccontato che da alcune ricerche condotte sui pesci che popolano il mare attorno alle coste delle Svalbard sono emerse tracce di shampoo e di mascara contenute in essi. Di esempi così, purtroppo, se ne possono fare anche su tanti altri animali in altre parti del mondo.

- Cosa invece pensi possano fare gli stati e le singole persone per combattere il problema?

Innanzitutto informarsi invece di far finta di nulla perché ‘tanto è lontano, a noi non riguarda’, ascoltare le testimonianze di chi tocca con mano questa realtà e poi adoperarsi per migliorare il proprio stile di vita e renderlo più sostenibile. Quando si viaggia, ad esempio, si deve cercare di lasciare la minima traccia del proprio passaggio nei paesi che si stanno visitando. Si possono scegliere strutture ecologiche e tour operator che adottano politiche sostenibili e utilizzano mezzi a basso impatto ambientale. Nella vita di tutti i giorni è invece fondamentale ridurre drasticamente, o eliminare del tutto, l’utilizzo della plastica. Ci sono tanti modi per farlo: sostituire le bottiglie d’acqua in plastica con le bottiglie in vetro, magari andando a prendere l’acqua alle casette apposite, sostituire le bottigliette di plastica con una borraccia riutilizzabile, sostituendo lo spazzolino di plastica con quello in bamboo, eliminare l’uso di piatti, posate e bicchieri di plastica, preferire cibi sfusi a quelli confezionati con imballi di plastica, portarsi delle borse in tessuto o in materiale riutilizzabile ed eliminare l’uso dei sacchetti di plastica, e così via. Molti tour operator che operano nell’Artico e in Antartide hanno eliminato del tutto l’uso della plastica monouso nei loro uffici, sulle navi e durante le escursioni, hanno ridotto al minimo le loro emissioni e si stanno adoperando per diventare sempre più sostenibili. Molte destinazioni nordiche hanno inoltre preso il titolo di ‘Destinazione Sostenibile’ come premio per il loro impegno e il loro rispetto per l’ambiente che li ospita.

- Noi crediamo che molte persone abbiamo paura del cambiamento, abbiano paura di cambiare dei piccoli atteggiamenti nella loro routine e quindi continuano imperterriti ad usare soprattutto plastica monouso, che è quella che poi genera più problemi. Secondo te qual è la motivazione per cui ancora molte persone non decidono di cambiare le cose? Perché devono nascere "Viaggio Senza Plastica", e tutte le altre pagine che trattano di questo argomento, per far capire ancora di più alla gente che bisogna cambiare? Non è già abbastanza chiaro?

Pigrizia e non curanza della problematica. Sicuramente sono stati fatti davvero tanti progressi rispetto a qualche anno fa, la sensibilità ambientale è cresciuta e molte realtà stanno seguendo la strada della sostenibilità, adeguando la loro produzione verso l’utilizzo di materiali riciclati e macchinari a basso impatto ambientale. Molte persone hanno modificato il proprio stile di vita, adattandolo ad un basso consumo di plastica ed evitando gli sprechi di qualsiasi genere. Purtroppo però la mentalità del ‘tanto è lontano ed è un problema che non ci riguarda’ è ancora troppo diffusa nelle singole persone. Finché non succede qualcosa di veramente grave la gente preferisce far finta di niente, far finta che il problema non esiste, invece di aprire gli occhi alla realtà.
È un bene che ci siano persone come me, come voi e come altri che si battono per informare e sensibilizzare più persone possibili su questo argomento. Il lavoro da fare è davvero tanto, difficile, ma non bisogna darsi per vinti e bisogna continuare a farlo. Dobbiamo farlo per noi, per chi ci circonda e soprattutto per chi non può farlo da solo. Dobbiamo dare voce a tutti gli animali e le popolazioni indigene che chiamano ‘casa’ questi angoli remoti del mondo.

- Ultima domanda e poi ti lasciamo libera al tuo lavoro, promesso. Cosa ti senti di dire alle persone che leggeranno questa intervista? Hai qualche consiglio da dare?

Voglio dire solamente una cosa: adoperatevi per fare la differenza e per sensibilizzare anche chi vi sta intorno. Da soli possiamo fare poco, ma se ognuno di noi fa dei piccoli passi e compie delle piccole azioni sostenibili, insieme possiamo fare la differenza.




Vogliamo ringraziare Elisa per il suo prezioso contributo e per averci dedicato del tempo per questa intervista. Speriamo un giorno di poter fare un viaggio insieme e documentare la condizione in cui versa il nostro pianeta. Confidiamo che quanto detto vi abbia fatto comprendere maggiormente quanto è grave la situazione e quanto sia urgente un cambiamento.

Grazie di cuore a chiunque deciderà di cambiare.
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

sabato 11 aprile 2020

INCONTRI: "PLASTIC FREE"

Per contrastare e combattere attivamente questo enorme problema riteniamo sia fondamentale creare collaborazione e informazione, ovviamente di qualità per contenuti e modi, mettendo quindi a disposizione di tutti le proprie conoscenze. Abbiamo così deciso di fare due chiacchiere con una delle associazioni ,che trattano dell'inquinamento da plastica, più attive in Italia. Abbiamo  avuto il piacere di intervistare per la nostra rubrica "Incontri" l'associazione "Plastic Free Odv Onlus", che essendo molto attiva sui social ma in generale sul web, contribuisce a sviluppare una grande campagna di informazione; che anche noi di Viaggio Senza Plastica abbiamo più volte consultato e utilizzato per arricchire le nostre conoscenze.

(Se volete prendere ulteriori spunti per iniziare ad informarvi potete leggere il nostro post: https://viaggiosenzaplastica.blogspot.com/2020/04/grazie-youtube.html)

Il tema principale trattato nell'intervista è stato, ovviamente, l'inquinamento dovuto all'uso incontrollato e irrazionale della plastica, in special modo quella monouso che si sa essere il più grande e urgente problema. 

Questo è quello di cui abbiamo parlato: 

- Comincio con il dirvi che è un grande piacere potervi intervistare, entrambe le nostre pagine nascono con lo stesso obiettivo, quello di sensibilizzare la gente, mettendola a conoscenza con maggiore costanza e precisione, dell'enorme danno che l'inquinamento da plastica sta portando al nostro ecosistema e alla nostra vita. Vogliamo dunque sapere come nasce l'idea di creare la pagina e il progetto "Plastic Free"? C'è stato un evento che ha innescato la scintilla?

È da sempre stata una tematica alla quale l’attuale presidente Luca De Gaetano ha prestato molta attenzione. L’idea e l’iniziativa nasce da lui a Marzo 2019, visto il crescente problema, decise nel suo piccolo di dover fare qualcosa. Esattamente un anno fa, aprile 2019, nasce la prima pagina Facebook e con l’aumento della risposta e la crescita delle persone interessate all’argomento a Luglio 2019 prende forma l’associazione Plastic Free Odv Onlus.

 - Dopo il tempo trascorso lavorando su questo argomento avete notato dei cambiamenti nelle persone? Vi sembrano più attente al consumo della plastica o no? 

La sensibilizzazione fatta attraverso il web ci ha permesso di raggiungere in pochi mesi oltre 90 milioni di utenti e durante le nostre pubblicazioni ci è capitato di fare sondaggi e dobbiamo ammettere che la risposta è stata sorprendente: nel proprio piccolo chiunque aveva iniziato a fare qualcosa o ad eliminare dalla propria routine un po’ di plastica

- Stiamo di recente vivendo un periodo al limite del fantascientifico catastrofico, tra pandemie globali, cambiamenti climatici, pazzi sconsiderati ai governi e madre natura sul piede di guerra, ma per voi quindi parlare di inquinamento ad oggi è un argomento che può realmente entrare nella testa della gente o no? siamo pronti come razza ad affrontare questo tema o è un "privilegio" per pochi?

Nonostante la pandemia del coronavirus, le persone sono pronte alla tematica. Basti pensare il movimento creato da Greta o più vicino al periodo attuale i nostri ultimi post sull’inquinamento dovuto da guanti e mascherine monouso ha creato una forte risposta sul web, oltre 6 milioni di persone.

 - Riusciremo a far capire alle nuove generazioni il grave problema?

Le nuove generazioni si stanno schierando in prima linea grazie alla loro vicinanza ai social networks. Noi come associazione abbiamo un programma dedicato a partire da Ottobre 2020: l’obiettivo è di portare la sensibilizzazione all’interno delle scuole.

- Abbiamo notato, anche grazie a dei vostri post, che se da una parte stiamo più attenti all'igiene personale e alla prevenzione, ci sono ancora tante persone che buttano al suolo mascherine e guanti, come pensate si possa risolvere il problema? 

Una prima soluzione potrebbe essere quella di aumentare il numero di secchi della spazzatura e la loro sicurezza. Spesso le persone preferiscono buttare a terra anziché fare 50 metri per andare verso il secchio della spazzatura, altre volte invece la poca sicurezza di questi secchi lascia al vento la possibilità di inquinare.

- Secondo voi lo Stato italiano cosa può fare per cercare di ridurre l'inquinamento dai materiali plastici? avete qualche suggerimento da dare alla luce delle vostre indagini e ricerche?

Bandire da subito tutto il monouso e sponsorizzare campagne di sensibilizzazione, non lasciando l’intero compito alle sole associazioni.

 - Prima di salutarvi vorremmo farvi un’ultima domanda, o meglio, chiedervi un appello: che vi sentite di dire alle persone che leggeranno questa intervista? avete consigli, richieste o dritte da dare?

Il primo consiglio in assoluto è analizzare il proprio consumo di plastica per capire cosa è possibile eliminare da subito. 
Dalle nostre analisi, le azioni che si possono fare da subito sono:
-     - Installare un depuratore a osmosi nella propria abitazione, questo equivale a centinaia di bottiglie di plastica risparmiate.
-     - Acquistare dei sacchetti della spesa in cotone evitando così quelle in plastica quando si va a fare compere.
-     - Acquistare una borraccia, così da evitare l’acquisto di bottigliette di plastica quando si sta in giro.

Il secondo consiglio, invece, è quello da applicare durante la propria spesa o il proprio shopping, dove è meglio scegliere:
-     - Marchi che hanno packaging alternativi alla plastica
-     - Indumenti 100% cotone, così da risparmiare le tante micro plastiche disperse durante i lavaggi in lavatrice
-    - Frutta e verdura non imballata.
   Il terzo consiglio è diffondere queste nozioni. Più persone saranno sensibilizzate, maggiore prevenzione all’utilizzo errato della plastica ci sarà.


 Vogliamo nuovamente ringraziare l'associazione "Plastic Free Odv Onlus" (https://www.plasticfreeonlus.it/) perché crediamo che il confronto sia fondamentale per fra crescere idee, pensieri e conoscenza. Nulla possiamo comprendere senza la reale conoscenza del problema e confrontarsi con chi "è in campo" da tempo è un occasione importante per tutti.


Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica