martedì 16 giugno 2020

NEWS: #30BY30, L'ITALIA, DURANTE IL WORLD OCEAN DAY, ADERISCE AL PROGETTO PER TUTELARE I MARI E GLI OCEANI

Nella Giornata mondiale degli Oceani (#WorldOceanDay), l’Italia ha annunciato l’adesione a #30by30, iniziativa lanciata dal Regno Unito per arrivare a proteggere entro il 2030 almeno il 30% dei mari e degli oceani in tutto il mondo. Obiettivo è la creazione di una rete di Aree Marine Protette che contribuisca a tutelare la salute dei mari, a preservare le popolazioni ittiche e la biodiversità, nonché a contrastare i cambiamenti climatici.

L'ITALIA PRENDE POSIZIONI BEN CHIARE

Gli oceani non sono solo degli specchi d'acqua immensi con dentro dei pesci, sono l'elemento, l'entità che rende possibile la vita sulla terra.
Per fortuna notiamo una maggiore attenzione, da parte degli stati, alla tutela dei meri e degli oceani. Almeno sulla carta è cosi. Questo non può che portare dei benefici all'intero movimento che da anni si batte per salvare l'ecosistema, perché vedere che anche lo stato è attivo su questo fronte porta ad una riduzione drastica alla causa del problema. E' si vero che la singola persona ha una grande responsabilità e potere, ma la differenza maggiore la fanno le regole e i processi nazionali.

L'Italia, in particolar modo, sembra molto sensibile alla protezione dei suoi mari, infatti pochi mesi fa ha anche aderito al patto europeo sulla plastica "European Plastic Pact": patto che ha l'obiettivo di riunire governi e imprese che si pongono, come primario obiettivo, la ricerca di misure all'avanguardia per la gestione della plastica.

Per sapere di più sull' European Plastic Pact potete cliccare (QUI), dove ne parliamo più approfonditamente.




LA PLASTICA AL CENTRO DELL'ATTENZIONE 

Ovviamente la prima cosa a cui pensiamo, quando parliamo di protezione degli oceani, è senza dubbio l'inquinamento da plastica. Ne parlano in molti e tanti sono attivi sul territorio per trovare soluzioni e strategie per ridurre l'uso frenetico di plastica. Questo ha portato negli anni una maggiore consapevolezza del danno che stiamo recando all'intero ecosistema e per fortuna anche molte aziende si stanno adattando a questa crisi. Nascono materiali nuovi, biodegradabili, compostabili e riutilizzabili. Stiamo facendo dei bei passi avanti e non dobbiamo assolutamente fermarci.

Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

giovedì 11 giugno 2020

COSA SONO LE MICRO-PLASTICHE, CARATTERISTICHE E DANNI ALL'AMBIENTE E SULL'UOMO

Sono anni che si parla dell'inquinamento da plastica che sta soffocando gli oceani e il nostro pianeta, ma solo recentemente ci si è soffermati sui danni che la microplastica sta causando.
Infatti si parla molto della plastica in se, ma raramente ci si sofferma a parlare di microplastiche. Per questo abbiamo deciso di parlarvene e spiegarvi, nel modo più semplice possibile, di cosa si tratta e dei danni che fa all'ambiente e all'uomo.

  Si, la microplastica causa danni anche all'uomo e la maggior parte di noi non lo sa!

Nell'immaginario collettivo, quando si parla dell'inquinamento della plastica negli oceani, si pensa ad un balena che inghiotte sacchi di plastica enormi, tartarughe e foche con al collo confezioni di plastica di birra e delfini con lo stomaco pieno di tonnellate di rifiuti di ogni forma e dimensione. Ma purtroppo non è solo questo, purtroppo sono tantissimi gli animali vittime della plastica e la maggior parte di loro non muore per i grossi pezzi, tutt'altro, muore per dei pezzetti piccolissimi definiti microplastiche.





MICROPLASTICHE: COSA SONO?

Le microplastiche sono, come facilmente intuibile dal nome stesso, dei pezzi di plastica estremamente piccoli, della misura di meno di un millimetro, presenti praticamente in ogni parte del mondo. La quantità maggiore è ovviamente presente negli oceani, ma recentemente sono state ritrovante anche nei ghiacciaia montani e in boschi e foreste. Questo ci fa capire quanto sono diffuse e in che quantità.

Esse vengono suddivise in due categorie principali in base alla loro dimensione e origine:

Microplastiche primarie: sono rilasciate direttamente nell'ambiente, soprattutto dal lavaggio degli indumenti sintetici e dai prodotti di cosmesi, tipo scrub e dentifrici. I capi d'abbigliamento sintetici, quando vengono lavati, rilasciano microplastiche che i filtri non sono in grado di bloccare, così arrivano diretti al mare. Considerate che, in media, un tessuto sintetico perde 1,7 grammi di microfibre ad ogni lavaggio e con il tempo questa quantità raddoppia. Fatevi ora voi due conti e capirete di che quantità parliamo.

Microplastiche secondarie: vengono a crearsi dalla degradazione di oggetti in plastica più grandi già presenti nell'ambiente. Si stima che il 70-80% della microplastica presente derivi da questo sviluppo.





VALORI: MOLTA PIU' MICROPLASTICA DEL PREVISTO

Secondo uno studio condotto dal Scripps Istitution of Oceanography di San Diego, le microplastiche presenti in natura sarebbero molte di più del previsto. Si stima infatti che siano 5/ 7 volte superiori di quanto si era precedentemente calcolato, tanto da raggiungere gli 8,3 milioni di unità per metro cubo.
(Focus.it)


COSA E' LA PLASTICA? scoprilo cliccando (QUI)



PROBLEMI SULL'AMBIENTE E SUGLI ANIMALI

Il vero problema dei materiali plastici è la poca, se non nulla, biodegradabilità; ciò significa che non può semplicemente sparire. La microplastica si deposita ovunque ed è praticamente, per il momento, impossibile da raccogliere. 

Ha effetti dannosi sulle specie vegetali marine, perché ne altera il normale sviluppo andando ad ostacolare la penetrazione delle sostanze nutritive. Tant'è si suppone che sia responsabile, in parte, anche dello sbiancamento dei coralli e quindi al deterioramento e alla morte delle delicatissime barriere coralline.




Sui pesci invece i danni sono "meno visibili" ad occhio nudo, ma rimangono molto molto gravi. Infatti le microplastiche distruggono il corpo dei pesci danneggiandone gli apparati respiratori e i sistemi riproduttivi. I pesci esposti ad alti livelli di microplastiche nell'acqua mostrano aneurismi, membrane fuse e aumento della produzione di muco nelle branchie, nonché cambiamenti significativi delle cellule epiteliali che rivestono le branchie. I cambiamenti che avvengono nei loro corpi sono molto gravi. Inoltre aumenta anche la produzione di uova, segno che i prodotti chimici che vi sono contenuti potrebbero agire come interferenti endocrini.

Ma i danni che queste maledette microplastiche causano sono molti di più di quanto ci si potesse anche solo lontanamente immaginare. Infatti è stato scoperto, da recenti studi, che a pagarne le conseguenze sono anche i vermi ed altri invertebrati. Si avete capito bene, vermi e altri invertebrati. Essi sono fondamentali per il ricircolo di sostanze nutrienti e ossigeno per il terreno, nonché anche cibo per molte specie animali. Quindi è facilmente comprensibile come il danno non sia solo in mare, ma anche sulla terra ferma e addirittura nel sottosuolo. Sono stati addirittura ritrovati frammenti di microplastiche a svariati metri sotto terra, dove risiedono rocce e reperti vari di tanti tanti anni fa.  





LE PAROLE DELLA DOTTORESSA JENNIFER BRANDON


Jennifer Brandon, famosa oceanografa, afferma: " Il problema della plastica è che rimane chimicamente plastica, non torna nell'ecosistema. La maggior parte di essa è così resistente che né i microbi del terreno, né l'acqua possono romperne i legami chimici".

La dottoressa ha analizzato campioni di acqua di mare e salpe (sono invertebrati gelatinosi che si nutrono di fitoplancton filtrato dall'acqua che pompano per muoversi) e ha scoperto che il loro stomaco era un ricettacolo di microplastiche: delle 100 salpe analizzate, il 100% aveva microplastiche nello stomaco.

"E' un risultato sorprendente!" afferma l'oceanografa. "Ero convinta che in alcune non avremmo trovato plastica, poiché il loro stomaco si ripulisce piuttosto velocemente". Tutto questo ha ripercussioni anche sull'essere umano: nonostante noi non ci nutriamo direttamente di salpe, esse sono alla base della catena alimentare; se un pesce mangia una salpa, e noi mangiamo quel pesce, la microplastica finisce indirettamente anche nel nostro stomaco.


DANNI SULL'UOMO

In tutta questa brutta storia l'uomo non ne è esente, anzi, tutt'altro. Oltre ad essere artefice di tutto questo inquinamento da plastica ne è anche una vittima lui stesso.
E' infatti risaputo che i frammenti di plastica hanno già contaminato la catena alimentare, tanto che si stima che il 20% di tutto il pesce pescato presenti microplastiche; percentuale che tende anche a salire al 70% in alcune aree del mondo.
Alcune ricerche nel mare del nord hanno scovato un elevatissima contaminazione fra le specie di pesce di maggior consumo umano. Di conseguenza, è facile capire, che  questi frammenti entrano nell'organismo umano con effetti molto dannosi. Si stima addirittura che ogni essere umano ingerisca, ogni settimana, 5 grammi di microplastica.

Tant'è che sono state trovate tracce di microplastiche anche nelle feci umane.
E' stata infatti accertata la presenza di microplastica in campioni di escrementi umani provenienti da diversi paesi del mondo. Uno studio recentemente presentato allo United European Gastroenterology, il più grande convegno di gastroenterologia in Europa, ha confermato che le tracce di plastica possono accumularsi nell'organismo umano attraverso il cibo e l'acqua ingeriti. Queste particelle di plastica, a contatto con l'apparato gastrointestinale, potrebbero determinare una risposta immunitaria anomala o facilitare addirittura la trasmissione di sostanze tossiche o patogeni.






LE PROVE

I ricercatori della Medical University di Vienna hanno monitorato dieta e abitudini di un ristretto gruppo di partecipanti di diversi paesi: Italia, Finlandia, Giappone, Olanda, Polonia, Russia, Austria e Regno Unito. Nella settimana precedente la raccolta dei campioni, i partecipanti hanno tenuto un diario alimentare: nessuno era vegetariano, tutti hanno consumato pesce e tutti sono venuti a contatto con la plastica usata per contenere i cibi.

RISULTATI: tutti i campioni di feci sono risultati positivi alla presenza di fino a nove tipi diversi di microplastiche. I due residui più comuni sono stati quelli di PP (polipropilene, usato nei tappi delle bottiglie e nelle capsule del caffè) e di PET (Polietilene tereftalato, tipico delle bottiglie d'acqua e di tantissimi altri contenitori per cibo e bevande). In media sono stati trovati 20 frammenti ogni 10 grammi di escrementi.


LA PLASTICA CREA SQUILIBRI ANCHE AL SISTEMA ORMONALE

Purtroppo si, come se non bastasse la plastica crea anche degli squilibri al sistema ormonale umano. Una volta ingerite le particelle di plastica, è possibile che queste rilascino nell'organismo delle sostanze molto dannose. Entrambi i sessi ne sono vittime, ma i danni maggiori vengono riscontrati nelle fasi ovviamente più sensibili come la gravidanza. Infatti, durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi che possono intaccare il sistema riproduttivo e il cervello del nascituro, provocando danni permanenti. Ad essere assimilate sono soprattutto la diossina, il PCB (policarbonatoplastico) ed il PVC (Polivinilepolidrato).
E'  stato osservato, che nei bambini maschi nati da madri nelle quali si registravano alti livelli di questi elementi, alcuni caratteri sessuali apparivano alterati. Gli studi epidemiologici dimostrano un eccessivo sviluppo del seno, una maggiore frequenza di casi di obesità ed asma ed alcune disfunzioni immunitarie. 


              LA NOSTRA GUIDA PER VIAGGIARE SENZA PLASTICA, clicca (QUI)


Questo è quello che si sa al momento su ciò che sono le microplastiche e sui danni che creano all'ambiente e all'uomo. Sicuramente, avendo letto studi e scoperte recenti, si sa ancora poco di questo tipo di inquinamento, o meglio, è sottovalutato e poco diffuso dall'informazione. Tanti sono i danni che sta causando e tante dovranno essere le soluzioni per risolverli. Speriamo che stati e governi diano la giusta priorità ad un problema che sta distruggendo il mondo, ma nel frattempo, diamo noi il segnale di un cambiamento.

Usiamo meno plastica! Viviamo, viaggiamo con un occhio all'ambiente. 
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

mercoledì 10 giugno 2020

I DIECI FIUMI PIU' INQUINATI AL MONDO SONO RESPONSABILI DELL'80% DELLA PLASTICA NEGLI OCEANI

I nostri oceani sono sempre più pieni di plastica e l'inquinamento che questa crea sta devastando l'intero ecosistema. Siamo tutti in pericolo, tutti, nessuno escluso. 
Possiamo trovare rifiuti plastici praticamente ovunque, in superficie, nel sottosuolo, all'interno degli animali, nelle profondità marine, nei ghiacciai... ovunque! 
Ogni anno vengono buttate in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica.



Ma ci siamo mai chiesti come fa tutta questa plastica a finire in mare?

So che molti, purtroppo, pensano che la plastica negli oceani sia solo quella buttata dalle navi, come se fosse impossibile che una bottiglia buttata in città raggiunga il mare. Ma non c'è niente di più sbagliato! Anzi, a noi sembra una banalissima illusione che queste persone si danno, mentendo anche un pò a se stessi, per non prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Perché, cari signori, la plastica che non riciclate e che buttate in strada può raggiungere il mare. Si, la vostra busta di plastica buttata per strada in città può uccidere una balena.
Ovviamente ci potrebbero volere anni prima che succeda, ma se considerate che ogni pezzo di plastica creato nella storia, in una forma o nell'altra, è ancora presente nell'ecosistema, capirete che è una possibilità concreta. 

I rifiuti di plastica hanno molti modi per raggiungere il mare, vengono gettati direttamente dall'umo dalle navi e dalle coste, possono essere trasportati dagli elementi naturali come il vento, possono essere portati dagli animali, ma soprattutto e in gran parte, vengono scaricarti in mare dai fiumi. Infatti l'80% della plastica presente ad oggi negli oceani viene trasportata solamente da 10 fiumi in tutto il mondo. 

Questi vengono quindi considerati i 10 fiumi più inquinati al mondo:


I dieci fiumi più inquinati al mondo


LA PLASTICA AIUTA LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS, leggi (QUI)


L'Asia è uno dei continenti che genera più inquinamento e ciò è dovuto da più fattori, come la densità della popolazione, usanze culturali, scarsa capacità della gestione dei rifiuti e scarsa, se non mancante, sensibilizzazione e istruzione sui temi ambientali. Come già detto, questi 8 fiumi sono responsabili dell'80% di tutta la plastica presente negli oceani. Queste enormi quantità di rifiuti potrebbero essere, se pur con difficoltà, ridotte da iniziative serie e massicce in loco, purtroppo però molti di questi paesi sono del tutto inermi al momento e non si prevede, nel breve periodo, un cambiamento significativo.

Per i viaggiatori interessati a questo argomento è  molto semplice approfondire la ricerche. Infatti tutti questi fiumi attraversano più di un paese e sono in parte navigabili. Potrete organizzare un viaggio e documentare voi stessi la situazione,  anzi, vi invitiamo proprio a farlo. Così potrete capire e guardare con i vostri occhi la dimensione di questa tragedia, perché tutto questo inquinamento è a tutti gli effetti una tragedia per l'intero ecosistema. 

VIAGGIARE SENZA PLASTICA: GUIDA, CONSIGLI E IDEE, clicca (QUI)
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica

lunedì 8 giugno 2020

GIORNATA MONDIALE DEGLI OCEANI: LA VITA DELL'OCEANO E' LA NOSTRA VITA!

Tutti noi viaggiatori, in un modo o nell'altro, siamo rimasti a guardare il mare, in una parte qualsiasi del mondo, e ci siamo messi a riflettere su quante meraviglie si celino li sotto. Ciò che spinge ogni viaggiatore a partire per terre lontane è la curiosità, la sete di conoscenza, l'attrazione per l'ignoto; così com'è ignoto l'oceano e i suoi abissi.
Credo tutti, almeno una volta, abbiamo avuto il desiderio di scoprire cosa c'è li sotto, di immergersi e vedere con i proprio occhi l'ignoto delle profondità marine, conoscere le sue creature, la sua natura e il suo paesaggio. 

Oggi, in occasione della giornata mondiale degli oceani, non vi faremo il solito "pippone" su quanta plastica c'è in mare e su quanto noi uomini siamo "stronzi" ad inquinarlo, tanto già lo sapete!

Vi vorremmo però far riflettere su quanta meraviglia l'oceano ci regala e quanto è importante per la vita del pianeta. Prenderemo spunto dalle lezioni che facciamo ai bambini e vi mostreremo, con semplicità, che è una risorsa da tutelare e preservare.


WORLD OCEANS DAY (Giornata Mondiale degli Oceani)


Il World Oceans Day è stato istituito nel 1992 a Rio De Janeiro, con l'obiettivo di dedicare una giornata al legame che c'è tra l'umanità e l'oceano. Un legame che va protetto partendo proprio dalla sensibilizzazione e dalla promozione di azioni che mirino a preservarlo. Il tema di quest’anno è “Together We Can Protect Our Home”, “Proteggiamo insieme la nostra casa”, con l’obiettivo di chiedere ai leader mondiali di proteggere il 30% dei mari entro il 2030.





UN TRAMONTO AL MARE: LEGGI, PENSA, AGISCI. Scoprilo cliccando (QUI)



L'IMPORTANZA DEGLI OCEANI PER IL PIANETA


Il ciclo dell'acqua parte dagli oceani. L'acqua che evapora cade a terra sotto forma di pioggia (non salata) e ritorna in mare tramite i fiumi. Questa è l'acqua che tutti noi beviamo, quindi è vita per ogni essere vivente.



Gli oceani sono giganteschi serbatoi di calore che assorbono l'energia irradiata dal sole per poi rilasciarla lentamente. Essi sono il più importante fattore di controllo, insieme agli alberi, del clima sulla terra. Rendono il pianeta vivibile.

Gli oceani sono il più grande polmone della terra, infatti producono metà dell'ossigeno che noi tutti respiriamo. Assorbono anidride carbonica e gas serra.


Forniscono all'uomo cibo e sostentamento dai tempi più antichi grazie alla pesca e ai prodotti ricavabili dalle sue risorse.

Questi sono solo i più semplici benefici e aiuti che l'oceano ci da. Pensiamo a quanto sarebbe brutto il mondo senza queste enormi distese blu, a quanti viaggi sarebbero stati diversi senza la meraviglia e la poesia dell'oceano. Rendiamo la sua tutela una priorità per tutti noi.

"Se gli oceani muoiono, moriamo anche  noi"

- Paul Watson
Federico & Roberta- Viaggio Senza Plastica